Il Tirreno

Grosseto

«Uccise lo zio per la pensione» Orlando verso la Corte di assise

di Pierluigi Sposato

Omicidio di Castel del Piano: l’imputato continua a dichiararsi innocente, scontato il rinvio a giudizio Stamani di fronte al giudice dell’udienza preliminare non ci saranno richieste per riti alternativi

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GROSSETO. Se non ci saranno novità dell’ultimo momento e se cioè le parti rimarranno fino in fondo sulle proprie posizioni, per Claudio Orlando, 46 anni, originario di Nemi, accusato di aver ucciso un anno fa, il 5 dicembre 2015, lo zio Antonio Tucci a Castel del Piano, si apriranno le porte della Corte di assise.

Oggi è in calendario l’udienza preliminare davanti al giudice Sergio Compagnucci; la sostituta procuratrice Laura D’Amelio chiede il processo per omicidio premeditato, perché Orlando è sospettato di aver ucciso lo zio, nella sua abitazione di piazza Rosa Guarnieri Carducci: con più colpi alla testa vibrati con un corpo contundente (che non è stato trovato - forse il bastone che l'anziano usava per spostarsi), con premeditazione, per rapinargli 1.200 euro, con l’ulteriore aggravante di aver agito ai danni di una persona menomata sia per l’età sia per l’invalidità; infine, la Procura contesta anche l’abuso delle relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità. Lo avrebbe percosso «brutalmente», scrive il pm.

Il corpo di Tucci venne trovato senza vita all'interno dell’abitazione, in una piccola cucina, con il cranio fracassato probabilmente a bastonate: era stata la gravità delle lesioni alla testa a causare la morte, secondo l’accusa. Forse i due erano ancora a tavola quando era scattata l’aggressione.

Ma perché Orlando avrebbe preso a bastonate lo zio? Perché lo avrebbe ucciso? Per portargli via 1.200 euro, cioè quanto all’uomo era rimasto dopo aver riscosso la pensione pochi giorni prima. Non solo i soldi: Orlando gli avrebbe portato via anche un cellulare Huawei e uno Vodafone, un orologio Invicta con cassa in oro, un orologio Lorentz in acciaio e un terzo orologio marca Vetta (in acciaio anche questo). Orlando venne rintracciato cinque giorni dopo su un bus nella zona dei Castelli Romani, fermato dai carabinieri e portato in carcere. Adesso è in cella a Terni.

Ma Orlando insiste nel dichiararsi innocente, aggiungendo di non sapere nulla dell’omicidio e di non aver preso nulla da quella casa. Orlando vuole far valere anche i risultati della doppia perizia dei carabinieri del Ris (Cesare Rapone e Dario Di Maggio per la parte biologica, Luca Niola ed Eugenio Mazza per quella dattiloscopica)

Primi fra tutti gli esiti dell’esame sulle scarpe: «Le comparazioni tra l’impronta di calzatura per deposito di sostanza ematica con le scarpe in sequestro, indossate dall’indagato al momento del fermo, hanno permesso di giungere a un giudizio di esclusione (livello 6 della scala) in quanto è possibile affermare con certezza che la traccia non è stata lasciata dalle calzature di confronto». Gli scarponcini sequestrati a Orlando, misura 44, colore nero, hanno una suola con caratteristiche simili a quella dell'impronta all'epoca rilevata dai carabinieri del Servizio intervento operativo del Ris, ma c’è «una evidente differenza dimensionale: le scarpe sequestrate a Orlando sono di misura superiore alla traccia in reperto», anche se la tipologia di tacchettatura è simile. Sovrapposte, non coincidono.

Questioni che secondo l’accusa non cambiano il quadro, perché Orlando si sarebbe potuto ben cambiare le scarpe tra il delitto e la cattura (11 dicembre). Il gip aveva a settembre respinto la richiesta di ritorno in libertà avanzata dall'avvocato Maria Pia Di Maio perché il quadro indiziario non veniva considerato mutato dagli esiti delle perizie.

Così oggi il destino sembra già scontato: nessuna richiesta di rito alternativo, processo in dibattimento. E per un caso di omicidio il dibattimento si dovrà necessariamente tenere davanti ai giudici togati e popolari della Corte di assise.

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