Sicurezza
Sub morti, le parti civili si sono ritirate
Proposto il patteggiamento per Montrone e il suo collaboratore Agnaletti: se ne parlerà nell’udienza di dicembre
GROSSETO. Va avanti un passo alla volta, o quasi, ma va avanti. La vicenda giudiziaria relativa alla morte dei tre sub umbri - Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gian Luca Trevani - avvenuta il 10 agosto 2014 nelle acque delle Formiche ieri ha fatto registrare il ritiro delle querele e la revoca delle costituzioni di parte civile dei familiari. Per il proseguimento del processo - che potrebbe non svolgersi secondo le formule del normale dibattimento - c’è la prospettiva patteggiamento, sia per Andrea Montrone titolare del diving, sia per Maurizio Agnaletti suo collaboratore. Ma occorrerà invece attendere fino alla metà di dicembre, alla prossima udienza. Il giudice Giovanni Muscogiuri - che pure nel corso dell’udienza si era ritirato in camera di consiglio su questo argomento e che aveva lasciato in apprensione le parti per una ventina di minuti - non ha detto no, invitando l’accusa e la difesa a formulare l’accordo sulla base della «rinnovazione» della richiesta già sottoposta in sede di udienza preliminare e bocciata dall’allora pm Stefano Pizza: allora erano stati 2 anni, adesso la proposta dovrà essere necessariamente diversa, inferiore o superiore ma diversa.
Udienza molto tecnica da una parte e lineare dall’altra quella di ieri a palazzo di giustizia. C’erano tutti e tre gli imputati di omicidio colposo per le intossicazioni mortali da monossido nelle bombole - oltre ad Agnaletti e Montrone anche la compagna di quest’ultimo, Daniela Lucciola - E c’erano i difensori di parte civile, a questo punto usciti dal processo dopo che Montrone ha liquidato i familiari in misura ritenuta da loro soddisfacente, in questo procedimento. Era presente l’avvocato Francesco Pletto, che fino a ieri ha rappresentato Maurizio Ciocca, sub rimasto intossicato ma non letalmente. Le altre parti civili erano rappresentate da colleghi grossetani.
Ha poi preso la parola la sostituta procuratrice Arianna Ciavattini, che ha chiesto la modifica del capo di imputazione. Ha chiesto di escludere l’aggravante della colpa cosciente, anche perché lo stesso giorno a quella stessa immersione aveva partecipato Montrone e «non è plausibile che lui stesso prevedesse l’evento morte». Né lui né il suo collaboratore, con il quale si era dato il cambio nei giorni precedenti. Il pm ha anche rilevato che non ci sono precedenti nemmeno all’estero per i morti da intossicazione da monossido.
Non appena l’avvocato Riccardo Lottini (presente con i colleghi Massimiliano Arcioni e Romano Lombardi) ha fatto presente l’accettazione della remissione delle querele e delle modifiche del capo di imputazione, senza chiedere termini, e ha avanzato la proposta di patteggiamento, il giudice ha sospeso l’udienza, ritirandosi. Minuti di incertezza, poi il ritorno in aula con la lettura dell’ordinanza che dichiara ammissibile il patteggiamento purché a titolo di rinnovazione e che rimanda a dopo, pena l’emissione di una sentenza abnorme, l’esclusione delle aggravanti.
Il 17 dicembre si parlerà del patteggiamento, dunque; e della posizione di Lucciola (legale rappresentante Underwater Activity srl, ditta cessata il 15 gennaio 2016), che sarà stralciata da questo procedimento e finirà davanti ad altro giudice per il rito ordinario. Montrone aveva detto sin dal primo momento: «Lei non c’entra nulla». Esclusa dal gup, era tornata nel processo per decisione della Cassazione per la sua posizione di garanzia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
