Sicurezza
A bando oliveti e vigneti di Alberese
L’ex Azienda regionale non può più occuparsi della parte economica: ma i terreni devono rendere. Chieste garanzie per l’occupazione
GROSSETO. Due avvisi pubblici (uno già chiuso con l’assegnazione alla cooperativa sociale Rossella Casini, l’altro in fase di valutazione delle offerte) stanno ridisegnando la geografia agricola di Alberese.
In pratica uliveti e vigneti, ma anche frantoi e cantine, all’interno o nelle vicinanze del parco regionale della Maremma sono ormai in mano a privati, non più sotto l’egida di mamma Regione, a volte generosa, a volte matrigna. L’Azienda agricola di Alberese non esiste più. Ciò che ne resta, all’interno del contenitore chiamato Terre regionali toscane (Te.Re.To.), non deve avere il requisito della “economicità”.
I bandi. Ad agosto è stato pubblicato il bando per l’affidamento in concessione di terreni e fabbricati di proprietà di Te.Re.To nei Comuni di Grosseto e Magliano in Toscana, secondo il criterio dell’offerta più vantaggiosa. Si tratta di una cantina con relative attrezzature, altri fabbricati funzionali all’attività enologica e terreni condotti prevalentemente a vigneto, per una superficie totale di oltre 77 ettari. Nei prossimi giorni verrà deciso il vincitore. A primavera, invece, un analogo avviso aveva riguardato terreni a oliveto e un frantoio, sempre di proprietà di Ente Terre Regionali Toscane. Stessi criteri per la selezione, quattro partecipanti e miglior punteggio per la cooperativa sociale Rossella Casini (soggetto rappresentante di un raggruppamento temporaneo in fase di costituzione, di nome Progetto Sviluppo Alberese), con la firma del verbale di consegna lo scorso ottobre.
Nuovi scenari. Insomma, qui è in corso una piccola riforma agraria, una redistribuzione - in concessione - di terre coltivabili che riguarda beni pubblici (non solo abbandonati e incolti). Un’assegnazione in favore di chi intende accrescere l’attività agricola, cooperative e onlus di settore. È l’applicazione del progetto (più ampio) chiamato “Banca della terra”, presentato oltre due anni fa e adesso adottato in Maremma partendo da uliveti e vigneti dell’ex azienda agricola di Alberese.
L’antefatto. Se ne parla da mesi, anche con preoccupazione, del fatto che l’ente Terre regionali toscane stia dismettendo il proprio patrimonio agricolo. La gestione dell’Azienda agricola di Alberese, che nelle intenzioni della Regione dovrebbe essere chiusa già entro la fine del 2016, ha deliberato il bilancio 2015 in pareggio, a fronte di una perdita di 76mila euro nel 2014. E l’esercizio 2016 non si discosta molto dai precedenti, a fronte di 300mila euro in meno di trasferimenti della Regione. Questo lento stillicidio è iniziato quasi cinque anni fa con la trasformazione in ente pubblico non economico dell’ex Azienda agricola Alberese e l’entrata in vigore della legge regionale n.80 del 2012. In questa operazione tutte le attività economiche sono state trasferite nella Alberese srl (vigneti, cantina, oliveti, frantoio, negozio, vivaio, agriturismo), mentre le altre attività istituzionali sono rimaste nell'ente pubblico, per esempio la realtà del Germoplasma animale e vegetale, la ricerca e la sperimentazione in ambito agricolo, gli antichi mestieri, cereali, butteri e le perle patrimoniali. Nell’occasione è stata anche istituita la Banca della terra, con la quale si intendeva favorire l’imprenditoria privata (giovanile). In realtà l’idea è sempre stata quella di svuotare l’azienda della parte produttiva, lasciando in essere solo quella istituzionale.
Il pericolo. Ma ridurre la parte produttiva dell'azienda, inutile girarci intorno, potrebbe voler dire - come già è successo - ridurre l’occupazione degli avventizi. Per questa ragione, anche quattro giorni fa, in un incontro con il dirigente responsabile di Te.Re.To, Claudio Del Re, i sindacati hanno chiesto garanzie per le famiglie che hanno sempre lavorato in queste realtà, perché tutte le attività agricole sono ormai in gestione esterna. Una discussione che resta aperta, con l'impegno esplicito - dei nuovi soggetti affidatari delle terre - a mantenere l’occupazione avventizia.
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