Toscana
«Un giorno di questi ti uccido» Offese, calci e pugni alla moglie
Rinviato a giudizio per maltrattamenti: avrebbe preteso rapporti sessuali strappandole i vestiti È imputato anche di averla chiusa a chiave in casa e di averle impedito di telefonare ai genitori
GROSSETO. «Figlia di p..., un giorno di questi ti uccido». Basterebbe questa frase, accompagnata dal gesto del tagliagola, per instaurare un processo per maltrattamenti in famiglia. Ma nel capo di imputazione che ha portato al rinvio a giudizio di un cittadino marocchino poco più che trentenne, abitante in un centro dell’entroterra collinare, c’è ben altro. Ci sono le botte, c’è un tentativo di violenza sessuale, c’è il sequestro di persona. Un arco di tempo che va dal maggio all’agosto scorso costellato da episodi di questo genere nei confronti della moglie. Avvenuti, recita l’imputazione, anche quando la convivenza era terminata.
La veridicità di quanto riferito nella querela dalla donna, connazionale, di poco più giovane, dovrà essere stabilito dal collegio del Tribunale, davanti al quale a marzo inizierà la trattazione del procedimento penale. Nei confronti dell’uomo - che è sottoposto all’obbligo di dimora - ci sono sette capi di imputazione. Per il momento, il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha osservato che ci sono gli elementi per procedere a un dibattimento: c’è la querela, ci sono i certificati medici.
La storia era finita a maggio ma secondo l’imputazione gli episodi sarebbero andati avanti anche dopo: percosse, pugni al volto, spintoni, tirate di capelli, il divieto di recarsi in ospedale per farsi curare dalle botte, le offese, i tentativi di violenza sessuale, le minacce, i pedinamenti. Il marito le avrebbe impedito anche di andare a lavorare, l’avrebbe raggiunta sul lavoro per riportarla a casa (facendole perdere il lavoro), le avrebbe vietato di uscire e di parlare con le persone, l’avrebbe chiusa a chiave in casa, non le avrebbe permesso di telefonare ai genitori, avrebbe preteso di gestire i guadagni di lei.
Un primo episodio di violenza nel maggio scorso (a fine mese, in coincidenza con la prima querela, era terminata la convivenza) con 15 giorni di guarigione; un secondo il 3 agosto, con un solo giorno. Sempre a maggio, l’uomo avrebbe spinto nell’auto con forza la moglie. E in quella circostanza l’avrebbe colpita alla testa con lo sportello dell’auto, dopo averle tirato un pugno al viso. L’avrebbe chiusa in casa, a chiave, impedendole di uscire. Ancora in quei giorni, o comunque nel periodo immediatamente precedente, in casa l’avrebbe tenuta ferma stringendole le braccia con forza, le avrebbe chiuso la bocca per non farla gridare e avrebbe cercato di strapparle i vestiti: la violenza sessuale non si era realizzata perché la donna si era opposta con tutte le sue forze, sempre secondo l’imputazione.
Gli episodi sarebbero però andati avanti fino ad agosto, epoca della seconda querela: lui avrebbe cercato di costringere la donna a seguirlo e in quella circostanza, dopo averla stretta con forza per le braccia, le avrebbe causato delle escoriazioni. Il giorno dopo la donna era andata a presentare la seconda querela.
La donna si è costituita parte civile all’udienza preliminare e così farà anche nel corso del dibattimento, con l’assistenza dell’avvocato Paola Pippi. L’accusa è sostenuta dalla sostituta procuratrice Maria Navarro.
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