«Sulla bonifica del Casone intervenga la Regione»
Gli ambientalisti chiedono l’avvio dei lavori: Barocci incontra il sindaco Stella Gli interventi dovranno poi essere pagati dai privati che hanno inquinato la falda
SCARLINO. Se i tavoli non hanno portato a niente, si proceda per autorità. È questo il richiamo alle istituzioni del Forum Ambientalista dopo lo stallo per il progetto di bonifica della falda acquifera che giace nel sottosuolo del Casone, contaminata dall'arsenico. Un richiamo che ha un destinatario ben preciso: la Regione Toscana. «La Regione emetta un’ordinanza per imporre alle aziende della piana di procedere con le bonifiche - dice il leader del Forum Roberto Barocci - In questo modo ci sarebbe finalmente un pezzo di carta, ad oggi assente, che imponga questi interventi ai privati».
La legge infatti prevede questo strumento e ne dà il potere ai Comuni, solo che nel caso scarlinese la faccenda è un po’ più complicata, visto che l’ente non è terzo alla vicenda, bensì parte in causa alla pari delle aziende. È un’anomalia. E il timore degli ambientalisti, tra questo rimbalzo di competenze e tavoli che portano ad un nulla di fatto, è quello di veder rimandata la bonifica ad oltranza, dato che dal maggio 2015, da quando cioè è arrivato l'ok al progetto, nulla è stato fatto. Progetto che, tra l'altro, prevede i primi effetti dopo circa trent'anni dall'inizio dei lavori.
Barocci ne ha parlato ieri con il sindaco Marcello Stella, che lo ha ricevuto a Scarlino, e dalla richiesta di un’ordinanza alla risposta del primo cittadino sta tutta la particolarità di questa vicenda. Partiamo dall'ordinanza: la legge statale, per il principio di sussidiarietà, dà ai Comuni il potere di emetterle qualora i responsabili o i proprietari dei siti non provvedano alla bonifica dell'inquinamento, lasciando comunque alla Regione il compito di vigilanza. Ci sono delle sentenze del Tar di Firenze che si sono già espresse in questo senso, rimarcando che qualora gli obblighi non vengano ottemperati si può procedere anche sul patrimonio dei responsabili, ma ci sono anche casi in Maremma. Vedi la bonifica del Merse, quando l'allora amministrazione di Montieri emise un'ordinanza verso l'Eni, costringendolo a intervenire sul fiume dopo anni di tira e molla. Di tutto questo, Barocci ha parlato a Stella. «Se il mancato accordo ha riguardato la spartizione dei costi - dice Barocci - Andiamo avanti con gli interventi, poi le spese saranno ripartite in seguito».
Stella però a sua volta è stato chiaro. L'amministrazione non è esclusa dai costi della bonifica, ma è parte in causa quanto Nuova Solmine, Tioxide e Scarlino Energia. Nel piano unitario della società Ambiente infatti gli interventi sono stati suddivisi tra i vari soggetti compresi nei terreni contaminati e tra questi c'è appunto anche il Comune, proprietario di trenta ettari acquisiti da Syndial durante l'era di Alduvinca Meozzi. Non può, quindi, imporre agli altri soggetti del piano unitario di procedere con la bonifica. Eccola la particolarità. Ed ecco la necessità, secondo il Forum Ambientalista, che sia la Regione a farsi carico di questa situazione di stallo, ferma da ormai più di un anno. «Il nostro appello è al governatore Enrico Rossi, all'assessorato all'Ambiente e al dirigente perché intervengano e mettano per iscritto che i lavori di queste bonifiche devono partire» prosegue Barocci, che poi chiama in causa anche il Comune di Follonica: «è interessato a sua volta dall'inquinamento, dovrebbe appoggiare il Comune di Scarlino».
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