Toscana
Mastropietro parla al pm «L’ho aiutato ad alzarsi»
Giallo di Sorano, l’uomo accusato di omicidio ha mimato quello che è successo Non ci sarebbe stata una lite ma solo la sua decisione di non vedere più gli amici
SORANO. Luca Mastropietro ha chiesto di parlare ancora con il pm. Lo ha fatto nel carcere di via Saffi. Lo ha chiesto perché voleva chiarire, ancora una volta, quello che sarebbe successo la notte tra il 10 e l’11 settembre sulla strada che porta all’Elmo, dove Claudio Carrucoli sarebbe stato brutalmente picchiato dopo una serata trascorsa in pizzeria con gli amici. Picchiato da Mastropietro, ha detto poi, una volta ricoverato all’ospedale di Grosseto dove il quarantatreenne è morto il 26 settembre, dopo due settimane di agonia.
Mastropietro - che è stato arrestato insieme alla sua compagna Alessia Morettoni, ora ai domiciliari - ha negato di aver messo le mani addosso all’amico. Lo ha fatto davanti al giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio durante l’interrogatorio di garanzia e lo ha ribadito anche qualche giorno fa davanti al pm Marco Nassi. «Il mio cliente ha voluto raccontare di nuovo quello che è successo dopo la cena in pizzeria - dice l’avvocato Giuseppe Pisauro - mimando secondo dopo secondo quello che lui ha fatto quando Carrucoli è caduto in una canalina di scolo dell’acqua. Lui lo ha solo tirato su, cercando di dargli una mano per alzarsi. Non lo ha picchiato».
Mastropietro e Carrucoli erano stati con un altro uomo in pizzeria. Con loro c’erano anche i figli del quarantacinquenne accusato di omicidio preterintenzionale, che poi sono stati portati a casa prima che con la sua Fiat Panda accompagnasse a casa i due uomini. «Mastropietro non aveva nemmeno litigato con Carrucoli - dice ancora l’avvocato - Aveva discusso con la sua compagna perché era tardi e ancora non era arrivato a casa. Per questo aveva detto a Carrucoli e all’altro uomo che non sarebbe più andato con loro a cena fuori, perché erano motivo di discussione in famiglia».
Secondo il racconto del quarantacinquenne quindi, non ci sarebbe stato quel raptus raccontato da Carrucoli ai suoi familiari, nei giorni che hanno preceduto la sua morte. Non avrebbe preso a calci e pugni la sua auto e tantomeno avrebbe fatto lo stesso con il suo amico. «Lo stato di salute di Carrucoli era già molto compromesso - dice ancora l’avvocato - e probabilmente quando ha parlato con i suoi parenti all’ospedale e con i carabinieri non era troppo lucido. Ha cambiato versione molte volte in quei giorni, ha detto di essere stato aggredito da persone che non conosceva, forse tombaroli. Poi ha fatto il nome di Mastropietro».
Carrucoli però aveva anche spiegato di avere avuto paura e che per questo non aveva denunciato subito l’amico.
Lo ha detto prima di morire, a soli 43 anni, all’ospedale di Grosseto.
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