Il Tirreno

Grosseto

Bus pieni e percorsi da ripensare insieme

di Alfredo Faetti
Bus pieni e percorsi da ripensare insieme

Il direttore di Tiemme chiama in causa Comune e Provincia: la rivoluzione delle linee spetta agli enti pubblici

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GROSSETO. Ci sono state le lamentele dei genitori della zona nord della Maremma, furiosi perché troppo spesso i loro figli devono fare il viaggio in piedi per andare a scuola. C’è stato l’autobus con un principio di incendio e quello bloccato alle porte di Siena. Infine è arrivata anche la politica, con il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna che ha definito il trasporto pubblico locale come «un dramma collettivo». Alla Tiemme spa, insomma, non c’è mai un momento di pace, visto poi che negli uffici continuano ad arrivare segnalazioni di disagi da tutto il territorio.

Direttore Piero Sassoli, qual è la situazione?

«Monitoriamo costantemente e valutiamo ogni singola segnalazione, parlando con gli autisti e andando a verificare sul posto. Ma a volte quello che dicono le segnalazioni non coincide con quanto riscontriamo. Ad esempio, alcune zone lamentano che i passeggeri sono costretti a fare i viaggi su bus stracolmi, ma è una questione legata alla cattiva ripartizione delle persone sui mezzi, specialmente con gli studenti. Capitava anche quando ero ragazzo io, che con i miei compagni volevamo salire tutti sullo stesso autobus. Ma così abbiamo un bus stracolmo e quello che passa dopo cinque minuti, sulla stessa tratta, praticamente vuoto. Ma il problema vero è come funziona il servizio».

Cioè?

«Tiemme gestisce il trasporto, non lo organizza. Spetta alla Provincia di Grosseto decidere le corse da fare. E in un momento come questo in cui le risorse scarseggiano anche la Provincia cerca di ridurre le spese e di limitarle a quello che è strettamente necessario. Noi come azienda discutiamo con l’ente sulle segnalazioni e i problemi e insieme cerchiamo di trovare una soluzione: nella maggior parte dei casi spostiamo le corse e gli orari, ma per il resto possiamo fare poco. Comunque, per il momento il servizio funziona: nessuno viene lasciato a piedi».

Vivarelli Colonna ha definito «un dramma collettivo» il trasporto pubblico locale a seguito della sentenza del Tar sulla gara che prevede la presentazione dei nuovi piani di sostenibilità finanziaria, a cui è chiamata anche Mobit (in cui rientra Tiemme). Quanto incide questa sentenza sulla programmazione aziendale?

«Sicuramente non è semplice fare programmi e progetti aziendali in questo stato d'incertezza, perché richiedono tempi più lunghi. Il sindaco poi è liberissimo di dire ciò che vuole, io faccio impresa. Anche se su Grosseto, credo, andrebbe ripensato il concetto complessivo di rete dei trasporti. E questo compete al Comune».

Si spieghi meglio.

«Credo che la rete dei collegamenti in città debba essere pensata in un modo più giusto per il cittadino. Le corse erano pensate per tratte lunghe in modo che coprissero l'intero territorio, portando le persone a stare molto tempo sul bus. Ora non è più così. Va ripensato il concetto: con una rete più veloce che unisca i poli importanti della città: stazione, ospedale, città dello studente. Ma noi siamo solo il gestore del servizio: sta a Comune e Provincia che sono attuatori».

Ha già avanzato questa proposta agli enti?

«Certo. Un progetto in questo senso era stato inserito anche dalla passata amministrazione comunale nella gara».

Anche sul resto del territorio le cose comunque non vanno proprio al meglio.

«I disagi sono a macchia di leopardo e vengono fuori solo in determinati momenti. I maggiori in termini di carico li troviamo nella zona nord, ma questo rispetta la tipicità della Maremma, caratterizzata da una scarsa densità abitativa e da lunghe distanze tra capoluogo e frazioni».

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