Il Tirreno

Grosseto

«Assediati dai cinghiali» Labro, sos dagli allevatori

di Fiora Bonelli
«Assediati dai cinghiali» Labro, sos dagli allevatori

Franceschelli: «Sono enormi, anche i daini e i caprioli stanno facendo danni» La zona è sotto tutela e la caccia non è consentita. Il caso di una donna assalita

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ARCIDOSSO. Ora si fanno pure fotografare e non hanno per nulla paura dell’uomo. Daini e cinghiali in quel di Monte Labro, attorno al podere dove abita Giacomo Franceschelli e la sua famiglia, e attorno alle altre poche aziende di allevamento che sono rimaste nel monte di David Lazzaretti, ormai sono di casa.

Gli allevatori e gli agricoltori della zona ne hanno contati circa 300 che abitano nello spazio di pochissimi ettari. I daini si muovono in branchi di 30-35 capi per volta e azzerano prati, rovinano i germogli degli alberi che si stanno rinnovando. I cinghiali, che si muovono a 20 per volta e anche di più, sconvolgono campi seminati e tracciano solchi che difficilmente potranno essere ricomposti. Senza contare il pericolo per l'uomo e gli altri animali domestici: «È la distruzione di un vero e proprio ecosistema - commenta Franceschelli che nel suo podere Le Vene è praticamente assediato giorno e notte da questi animali - Distruggono tutto quel che possono, si sono accampati attorno ai pochi poderi che ancora resistono a Monte Labro e non sappiamo come liberarcene. La zona è infatti una Sic e dunque nemmeno la caccia è consentita. Nella riserva nulla è possibile toccare. Non so come potremo fare, perché, come si sa, questi cinghiali, ormai incrociati, sono giganteschi e prolifici. C'è paura anche per le persone. Non ci sono più i piccoli cinghiali maremmani, come era una volta. Adesso sono diventati extralarge e fanno davvero spavento».

E infatti, le aggressioni dovute a cinghiale ormai non si contano più. Attaccano animali ma anche persone. Lo sanno bene ad Abbadia San Salvatore, dove di recente una donna è stata assalita da un cinghiale e ferita ad un braccio gravemente. «E poi ci fossero solo cinghiali e daini - osserva Franceschelli - qui attorno noi allevatori vediamo anche caprioli, pure loro a branchi di quattro o cinque esemplari e questi sono davvero deleteri per i ributti e le gettate degli alberi. Dove passano loro, gli alberi si seccano inesorabilmente. Poi ci sono lupi e ibridi che fanno razzie di pecore. Anche loro a volte li avvistiamo in branco. Stanno appostati dietro i cespugli e al momento adatto attaccano: pecore e vitellini, e i piccoli appena nati di asini e cavalli. Un vero disastro. Stare qui è diventata davvero una scommessa, perché dire che siamo circondati è dire poco. Il nostro terreno, una volta eccezionale per allevare pecore con un latte ineguagliabile, oggi è semiabbandonato e si sta rapidamente riempiendo di cespugli e arbusti. I pochi campi seminati a segale, fiore all’occhiello della produzione di Arcidosso, non resistono alla piena dei cinghiali. SE qualcuno non ci mette le mani come si deve, dovremo andarcene anche noi, ultimi custodi di un territorio che ormai sta vivendo una stagione tutta a ostacoli».

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