Il Tirreno

Grosseto

«Quel fronte da spaccare»

di Francesca Ferri
«Quel fronte da spaccare»

Nelle intercettazioni di Corti e Organni i timori per la protesta della Maremma

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GROSSETO. Una spina nel fianco. Un fronte da «spaccare». È questa l’immagine dei comuni della provincia di Grosseto che emerge nelle carte dell’inchiesta Clean city della Procura di Firenze sulla maxigara d’appalto che l’Ato rifiuti Toscana sud ha affidato nel 2012 a Sei Toscana. Un pungolo per le lamentele dei sindaci per la tariffa esosa a cui non corrisponde un servizio all’altezza; per le critiche di associazioni e politici sulla fumosità del sistema; per le denunce sulla stampa. I fianchi pungolati sono quelli degli indagati Andrea Corti, 50 anni, ex direttore generale dell’Ato, e di Eros Organni, ex direttore generale di Sei Toscana.

«Che vogliono questi?». «Che cazzo vogliono questi», dice Corti a Organni in una telefonata del 14 febbraio 2015, riferendosi ai sindaci del sud della provincia di Grosseto e del Casentino. «È lì che si sono fatti più investimenti», gli risponde Organni. È quello il periodo in cui ci fu una sollevazione di alcuni Municipi. Sfogliando le cronache ci furono proteste da Capalbio, Pitigliano, Manciano, Magliano, Sorano, Cinigiano, Follonica, Grosseto.

«Saldature tra Pd e grillini». «Mi ha chiamato la Bramerini», dice al telefono Corti a Organni, riferendosi all’ex assessora regionale Annarita Bramerini, del Pd. «Ci sono dei rumors grossetani... molto preoccupata perché ci sono delle possibili saldature tra pezzi di grillini, pezzi di Pd grossetana, pezzi di Pd aretina. Sulla questione affidamento c’è stato che è un brutto segnale. Un articolo ieri del sindaco di Magliano. Sei costa l’ira di dio, è tutta colpa della Regione, Adesso loro vogliono ricomporre il quadro. Il sindaco di Grosseto vuole fare un consiglio aperto e lì succederà di tutto». Bramerini chiede all’Ato di dare segnali positivi.

Consiglio «pericolosissimo». Nel capoluogo a incalzare sui rifiuti è soprattutto il Movimento 5 stelle che chiede un consiglio comunale aperto, cioè dove ha diritto di parola anche chi non è consigliere comunale. Il M5s lo chiede nella primavera del 2014. «Un consiglio aperto è pericolosissimo – dice Corti nella stessa telefonata del febbraio 2015–. Ci sono gruppuscoli dentro il Pd, si stanno agitando. Noi non ci condivide. Sta lavorando la Bramerini, la Sivieri (Patrizia, ex assessora provinciale ai rifiuti), il Tei (Giancarlo, ex assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto; tutti e tre esponenti del Pd), per evitare una spaccatura dentro il Pd grossetano. Adesso ci sarà il Tei che uscirà sui giornali contro il sindaco di Magliano». Ci vorrà un anno e mezzo prima che il consiglio aperto venga effettivamente convocato.

Spaccare il fronte dei Comuni. Nella stessa telefonata Corti spiega a Organni cosa intende fare: «Ora da parte nostra si cercherà di porre al centro la questione del riconoscimento economico in termini tariffari ai Comuni virtuosi... in termini di raccolta differenziata, per spaccare un po’ il fronte. Perché ci sono Comuni con il 70% (di differenziata) e qualcuno all’8%. Non è che possono stare insieme per fare la stessa guerra». Corti spiega anche: «Io sto costruendo con un po’ di dati per uscire in controtendenza al sindaco di Magliano... che cazzo state dicendo... ora state pagando il servizio del 2013... che è tutta roba vostra... secondo il meccanismo di ripartizione per riportare un quadro delle verità. Ora anche il Comune di Manciano si sta lamentando, ha visto la Tari... è colpa dell’Ato, di Sei». Alla fine il consiglio aperto si è tenuto nel febbraio 2016. Vi hanno partecipato e preso la parola anche Corti e Organni. Per i promotori e per gli ambientalisti (intervenne anche Roberto Barocci del Forum Ambientalista, da sempre critico sul sistema di gestione dei rifiuti a Grosseto) che vi parteciparono, però, fu una delusione per le riposte non ricevute da Ato e Sei.

Il «contentino». Dalle intercettazioni emerge anche un certo fastidio verso quegli amministratori che chiedono servizi per i cittadini. Nella stessa telefonata Corti, riporta la Procura, nell’interesse di Sei suggerisce a Organni di fare alcuni piccoli favori politici come cambiare i cassonetti nel Grossetano «per fare un piacere a un politico» o altri investimenti per dare un «contentino» al sindaco di Magliano che ha una raccolta differenziata alta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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