Porto d’armi negato dopo 30 anni Il Tar dà ragione ai cacciatori
La Questura aveva negato il rinnovo a due uomini per i reati compiuti nei primi anni Ottanta Loro hanno fatto ricorso e vinto: dopo aver scontato la pena si può tornare a imbracciare il fucile
SCARLINO. Sono trascorsi più di trent'anni da allora, ma quegli errori giovanili stavano nuovamente per costare cari a due scarlinesi protagonisti di questa particolare vicenda giudiziaria. Sono due cacciatori appassionati che dopo essersi visti rinnovati i rispettivi porto d'armi nel corso della loro esistenza, lo scorso anno hanno trovato l'opposizione della Questura di Grosseto, che ha respinto la richiesta di rinnovo.
Il motivo? I reati penali di cui i due protagonisti si erano macchiati in gioventù, tra l'altro già sanati a suo tempo dalla Corte d'Appello di Roma. Uno è stato condannato per furto l'altro per rissa, quando ancora non erano neanche ventenni. E dopo decenni di rinnovo, all'ultimo giro la Questura ha negato il porto d'armi, sulla base di una recente circolare ministeriale. Ci ha pensato allora il Tar a mettere chiarezza sulla vicenda, concedendo nuovamente il fucile ai due cacciatori.
Della causa si è fatta carico l'avvocata Milena Govi, che si è presa in carico i ricorsi di entrambi gli scarlinesi. Qual è stato il nocciolo della vicenda? Quelle vecchie condanne penali, che risalgono all'inizio degli anni Ottanta. Gli uffici della Questura infatti hanno rigettato la richiesta di rinnovo del porto d'armi per uso venatorio spiegando che in base alle nuove disposizioni questo non può essere concesso a chi è stato condannato. Un approccio che ha lasciata perplessa Govi, pronta a rispondere per iscritto agli uffici, per conto dei suoi assistiti, sottolineando il fatto che queste macchie giovanili non solo sono state sanate a suo tempo, ma anche che nel corso dei decenni successivi il porto d'armi è stato rilasciato senza troppi problemi. Perché adesso no? La Questura ha risposto, ribadendo la sua posizione, con la nuova circolare ministeriale. L'avvocato allora ha scritto anche in Prefettura a Grosseto per sollevare il caso, senza però ottenere risposta: che in questi procedimenti significa confermare il diniego. Ecco allora i ricorsi e la palla che passa al Tar di Firenze, che già si era pronunciato per casi simili in passato e forte di queste sentenze ha accolto il ricorso dei due cacciatori scarlinesi. «La riabilitazione - si legge nella sentenza - fa venire meno l'automaticità dell'effetto preclusivo al rinnovo in caso di pregresse condanne penali, di cui all'articolo 43 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. L'indicazione che viene dal tribunale è quella della necessità di una valutazione caso per caso, che deve tenere conto, sì, delle condanne passate ma anche di ulteriori elementi, come le circostanze e le modalità dell'azione, la gravità del reato o la personalità del soggetto richiedente». Con questo procedimento, quindi, i due cacciatori hanno potuto imbracciare di nuovo il fucile.
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