Italia
«Fusione, sono i cittadini che devono decidere»
Il consigliere Ciaffarafà mette in guardia dall’ipotesi di un comune unico tra Santa Fiora e Castell’Azzara. Che invece parrebbe attirata dai paesi del tufo
SANTA FIORA. Santa Fiora e Castell’Azzara uniti? Questo matrimonio s’ha da fare o no? La minoranza di Santa Fiora, guidata da Riccardo Ciaffarafà dice no. La questione fusione fra i due borghi amiatini è all’attenzione politica. Una storia che parte da lontano, dopo una presa di posizione di mesi fa del sindaco santafiorese Federico Balocchi che si posizionò sull’idea di una fusione fra il suo comune e quello di Castell’Azzara o altri comuni affini.
A questo step ne è recentemente seguito un altro, proposto da un comitato di cittadini sia santafioresi che di Castell’Azzara, che chiedono alle istituzioni di lavorare per la fusione, mentre dal canto suo l’amministrazione di Santa Fiora prende tempo e dice di doverne parlare fra consiglieri di maggioranza e Castell’Azzara rimanda tutto a domani, 23 novembre, giorno in cui il sindaco Fosco Fortunati ha chiamato i cittadini a una pubblica assemblea per proporre alcuni scenari, compreso quello della fusione.
Secondo alcune voci, Castell’Azzara sembrerebbe più propensa a uscire dall’Unione amiatina e entrare a far parte dei paesi del tufo con cui potrebbe stipulare convenzioni, o anche entrare nella loro Unione. Insomma il quadro è molto mosso e variegato.
È in questo contesto che interviene Ciaffarafà, capogruppo consiliare di Un comune per tutti. «Sono i cittadini che devono decidere se fondersi o meno e non certo gli esecutivi delle due amministrazioni che sono tecnicamente al governo, ma che non rappresentano la maggioranza effettiva della popolazione – osserva – basti ricordare che sia a Santa Fiora sia a Castell’Azzara il Pd ha occupato il Comune con una decina di voti di scarto, oggetto anche di ricorsi ancora in essere. Comunque, il luogo deputato a discutere i possibili assetti futuri dei due comuni è il consiglio comunale aperto ai cittadini, oltre a una serie di assemblee pubbliche, per iniziare ad affrontare il possibile tema che, tuttavia, si dovrà concludere con un referendum».
Stabilito il metodo, Ciaffarafà entra nel merito. «Quando si parla di fusione – dice – non si tiene minimamente conto della rappresentanza democratica dei cittadini: un territorio così vasto, come diventerebbe quello risultante dalla somma di Santa Fiora e Castell’Azzara, conterebbe su pochi consiglieri comunali distruggendo del tutto il concetto di rappresentanza e di territorialità».
E infine il consigliere ritiene che anche il prossimo referendum del 4 dicembre sarà già una risposta alle politiche del Pd che governa i territori. «Capisco bene che non è un tema caro al Pp quello della democrazia rappresentativa – sbotta Ciaffarafà – lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, il referendum del 4 dicembre dove l’affermazione del sì spazzerebbe definitivamente via il concetto di voto e rappresentanza. Tutti i sindaci, gli assessori e i consiglieri Pd sono schierati con il sì, quindi l’esito rappresenterebbe un test importante sulle logiche di accentramento amministrativo dando anche una risposta concreta alle strampalate teorie di fusione».
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