Il dolore
Addio alla clochard del Sacro Cuore
Monica Marchetti, 61 anni, aveva una malattia. La città l’aveva prima osteggiata, poi aveva avviato una gara di solidarietà
GROSSETO. Aveva deciso di vivere una vita silenziosa, ai margini. La sua “casa” era un giaciglio di cartoni, ora sotto il loggiato della chiesa del Sacro Cuore, ora nella zona del Diversivo, lungo la Senese. La città non sempre si era dimostrata generosa con lei, ma lei nel tempo aveva trovato sostegno in un operatore di strada del Coeso, del quale si fidava. E negli ultimi mesi aveva pure trovato un amico, che in un momento di particolare bisogno le aveva aperto le porte della sua casa e aveva mobilitato per lei il popolo di Facebook in una gara di solidarietà.
Proprio mentre la città cominciava a mettere da parte l’ostilità e a tenderle una mano, la vita – che con lei non era mai stata generosa – ha deciso di abbandonarla.
Monica Marchetti, 61 anni, clochard, è morta ieri alle 4.30 del mattino all’ospedale Misericordia di Grosseto, sconfitta da un tumore.
Originaria di Firenze, aveva passato una vita vagando per l’Europa: Inghilterra, Germania... I gradini di un palazzo, il porticato di una chiesa erano la sua dimora. Non aveva mai voluto accettare una casa, come conferma il Coeso che la seguiva da anni. Monica voleva solo essere lasciata stare. I fantasmi dentro la sua testa erano l’unica compagnia. Viveva vendendo qualche disegno e potendo contare sull’assistenza che trovava.
A Grosseto era arrivata negli anni Duemila. Andava e veniva. Nei mesi in cui era in città era seguita dal Coeso e in particolare da un operatore, che era riuscito ad abbattere il muro di diffidenza che la separava dal mondo.
Una diffidenza che aveva le sue ragioni. Monica era balzata alle cronache cittadine più di una volta, suo malgrado. Cinque anni fa fu vittima di un paio di ragazzini di 16 anni che l’avevano importunata in piena notte sotto il porticato della chiesa del Sacro Cuore, dove stava dormendo. Dalla paura aveva cominciato a gridare, attirando l’attenzione di un poliziotto fuori servizio. I due erano stati poi denunciati al tribunale.
Sempre in zona, in via Emilia, in un’altra occasione fu vittima dell’ostilità dei residenti per aver scelto come rifugio una cabina telefonica.
Forse per questo aveva deciso di lasciare il centro e di rifugiarsi in periferia. La sua capanna di cartoni l’aveva costruita lungo il fosso davanti al McDonald’s. Ed è qui che la scorsa primavera l’aveva trovata Lorenzo Mancineschi, la “iena maremmana”, durante uno dei suoi sopralluoghi a caccia di degrado.
«Eravamo andati a vedere perché ci avevano fatto una segnalazione – spiega Mancineschi –. Mi sono trovato davanti questa donna, che viveva in questa specie di capanna, in un fosso».
Subito Mancineschi prende Monica a cuore. Ne conquista la fiducia, riesce a convincerla ad andare al mare, la invita a casa. «Amava il disegno e la musica – racconta Lorenzo – suonavamo insieme il pianoforte. E quando a giugno c’è stato il nubifragio, l’ho ospitata a casa mia».
Anche Mancineschi aveva fatto richiesta, per l’amica, di una casa popolare, ma lei, di nuovo, l’aveva rifiutata.
Ultimamente Monica aveva trovato rifugio in una casa cantoniera. Continuava a essere seguita dall’operatore del Coeso, «che le è stato davvero sempre vicino», dice Mancineschi.
Le cose sembravano essere migliorate. Ma la donna custodiva un doloroso segreto. «Era molto malata», dice Mancineschi. Ricoverata da alcuni giorni, aveva rifiutato di essere trasferita all’hospice, ma continuava a ricevere le visite dell’operatore del Coeso e dell’amico Mancineschi. I funerali si terranno oggi alle 15,30 al cimitero di Sterpeto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
