Gioco
«Sono rimasta sfregiata dopo le iniezioni di filler»
Una donna ha querelato il medico che l’aveva sottoposta al trattamento estetico Lesioni colpose l’accusa anche perché non vi sarebbe stata informazione corretta
GROSSETO. Il suo calvario lo ha condensato in due pagine di querela e in un’ora di esposizione dei fatti davanti al giudice. Prima i trattamenti laser, poi le iniezioni di filler. E quindi infiammazioni, dolore, gonfiori, ascessi, corse al pronto soccorso, visite, ecografie, nuove tumefazioni. E anche una forma di depressione certificata da uno psichiatra. Quello che doveva essere un trattamento estetico per l’eliminazione definitiva della peluria dal viso si era trasformato in un incubo. In una querela. In una causa civile e in una penale. «Sfregio permanente del volto» recita il capo di imputazione del processo che si sta svolgendo davanti al giudice Andrea Stramenga.
Fatti avvenuti intorno al novembre 2011 per i quali una donna oggi 47enne abitante in un centro della provincia si è rivolta alla magistratura. Lesioni colpose è l’accusa di cui è chiamato a rispondere un medico sessantenne, Maurizio Gerardo Cristiano, abitante a Firenze ma attivo anche in altri centri della Toscana, che aveva avuto in cura la donna in un centro medico del capoluogo, estraneo alle accuse. Non l’avrebbe informata sulla composizione delle sostanze impiegate nel trattamento con iniezioni di filler e sugli effetti collaterali: il suo intervento, sempre secondo l’accusa, avrebbe causato una tumefazione sottocutanea nello zigomo destro, con oltre 40 giorni di guarigione e una deformazione permanente.
All’udienza è stata la volta dell’accusa. La donna, costituita parte civile con l’avvocato Roberto Ginanneschi, ha ripercorso le sedute (una decina di trattamenti di laser terapia), un’infezione curata con antibiotico, il suggerimento di iniettare del filler, la comparsa dei gonfiori. «Non venni informata di nulla», ha detto la donna in aula rispondendo alle domande del pm Alessandro Bonasera. Ha poi ripercorso tutte le visite effettuate dagli specialisti, i medicinali assunti, gli interventi. «Mi vergognavo ad andare al lavoro, a farmi vedere dalla gente: ero gonfia sotto gli occhi». Nel 2013 insieme al suo avvocato aveva promosso un accertamento tecnico preventivo di cui era stata incaricata la dottoressa Cristina Vuolo: era stata la specialista a evidenziare «esiti cicatriziali permanenti configuranti danno fisionomico» come anche «un danno biologico permanente quantificabile nella misura del 13%». Nel marzo 2014 era andata dai carabinieri per sporgere querela. Dopo le testimonianze, tra cui quella del compagno («l’ho accompagnata, ma io non sono mai entrato nell’ambulatorio e non ho visto il medico», ha precisato a richiesta della difesa), il giudice ha detto no a una nuova perizia medico-legale, ritenendo sufficiente la consulenza prodotta nel giudizio cautelare civile. La prossima udienza sarà anche quella della sentenza: ma occorrerà attendere ancora un anno, novembre 2017.
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