Il Tirreno

Grosseto

Pensioni decurtate: «Occhio alla scadenza»

di Giovanna Mezzana
Pensioni decurtate: «Occhio alla scadenza»

I sindacati: il 31 dicembre per più di 10.000 maremmani cade in prescrizione il diritto a richiedere i soldi trattenuti

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GROSSETO. È attesa per dicembre la sentenza della Corte Costituzionale che stabilirà se più di 10.000 pensionati maremmani hanno diritto ai rimborsi tanto attesi. Parliamo di quella quota di assegno mensile che nel 2012/2013 e per effetto della cosiddetta “norma Fornero” è stata corrosa dalle loro pensioni: “indebitamente”, secondo la Consulta, che con una sentenza – la n.70 del 30 aprile 2015 – bollò come incostituzionale il provvedimento dell’ex ministra che aveva bloccato la rivalutazione di tutte le pensioni superiori a un po’ meno di 1.500 euro lordi al mese: per il 2012 e il 2013 e con una sorta di effetto-domino sugli anni successivi. La Corte Costituzionale tornerà ad esprimersi – alla luce anche dei ricorsi-pilota presentati in tutta Italia alle Corti dei Conti regionali per i pensionati del pubblico impiego e ai Tribunali della provincia di residenza per i lavoratori a riposo del settore privato. In attesa del pronunciamento della Consulta, c’è qualcosa che i pensionati possono – anzi, secondo i sindacati, devono – fare: devono mettere in cassaforte il diritto ad ottenere il maltolto, nel caso in cui la Corte Costituzionale si esprima a loro favore. Per far scattare questa tutela, c’è tempo fino al 31 dicembre. Ecco, secondo sindacati, avvocati e professionisti del diritto, che cosa si deve fare.

La scadenza. Al 31 dicembre 2016 saranno trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore della Riforma delle pensioni escogitata dall’ex ministra Elsa Fornero. Dopo questa data, passerà in cavalleria il diritto a richiedere le quote di assegno mensile corrose dal blocco delle perequazioni. Che fare dunque? Lo spiega Silvia Malandrin di Gcp-Gestione Crediti Pubblici, società che si occupa del recupero dei crediti che il cittadino vanta nei confronti della Pubblica Amministrazione, e che lavora in tandem con i professionisti dello Studio legale Frisani di Firenze: il team di esperti, per altro, venne a Grosseto a marzo e tenne un convegno su questi temi all’hotel Granduca. «I pensionati – dice Malandrin – devono interrompere la prescrizione con una lettera di diffida all’Inps; solo così faranno salvo il loro diritto a poter ricorrere per ottenere poi gli arretrati». Attenzione: «Interrompere la prescrizione – precisa la professionista – non significa ricevere gli arretrati: per ottenerli serve un ricorso alla Corte dei Conti di Firenze o al Tribunale di Grosseto» per gli oltre 10.000 pensionati maremmani che hanno una pensione di poco più di 1.400 euro lordi al mese e che hanno subito il blocco della rivalutazione del loro assegno.

La sentenza. La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi non sulla norma Fornero, che ha già giudicato incostituzionale, bensì sul decreto 65/2015, cioè il provvedimento con cui il governo del premier Matteo Renzi ha deciso di riconoscere solo un “rimborsino” – parziale e in soluzione unica – e solo ad una parte della platea dei pensionati beffati: e cioè a chi nel 2012 percepiva una pensione tra poco più di 1.400 euro lordi mensili e poco meno di 2.900 euro lordi al mese. «In attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sul decreto 65/2015 – osserva Sandro Renzoni, coordinatore di Inca Cgil Toscana – è bene che i pensionati interrompano la prescrizione, che equivale a dire “pagami”. Se al 31 dicembre 2016 non avessi fatto una diffida all’Inps e la Consulta si fosse espressa a favore dei pensionati, perderei il mio diritto a chiedere il rimborso».

A chi interessa. Hanno interesse a firmare una lettera di diffida all’istituto di previdenza, dunque, tutti i pensionati che nel 2012 percepivano un assegno mensile tra circa 1.170 euro netti (1.400-1.500 euro lordi) e 2.100 euro netti (2.800-2.900 euro lordi): ovvero chi ha ricevuto l’una tantum, il rimborso parziale con cui il governo Renzi ha tentato di mettere una toppa. «Ma possono firmare – aggiunge – Renzoni – anche tutti coloro che ancora non hanno ricevuto un euro» del maltolto, ovvero tutti i pensionati che nel 2012 percepivano più di 2.800-2.900 euro lordi al mese. In sintesi, la diffida riguarda tutti coloro che nel 2012 avevano una pensione superiore a poco più di 1.400 euro lordi (al di sotto, la perequazione è stata garantita).

Come fare. Basta rivolgersi a degli studi legali specializzati in materia per firmare la lettera di diffida all’Inps o ai sindacati. Walter Meconcelli di Fnp Cisl Grosseto valuta che «La sentenza della Corte è attesa prima di Natale o comunque entro la fine dell’anno». E Lorenzo Centenari di Spi Cgil Grosseto ricorda: «Possono firmare la diffida – spiega – anche le pensionate vedove che percepiscono due assegni: ad esempio, da 800 euro lordi ciascuno, perché complessivamente hanno un reddito previdenziale che ha subito il blocco della rivalutazione».

 

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