Sicurezza
«Che imbarazzo... E che dicono della collezione Luzzetti?»
GROSSETO. «Ci ho creduto tanto e ho lavorato tanto per trasformare il concetto di cultura da “reliquiario” a “vita”. Nel momento in cui tutto si chiude nell’orto è un dispiacere, ma un dispiacere...
GROSSETO. «Ci ho creduto tanto e ho lavorato tanto per trasformare il concetto di cultura da “reliquiario” a “vita”. Nel momento in cui tutto si chiude nell’orto è un dispiacere, ma un dispiacere imbarazzato, come quello che si ha quando si sentono certe espressioni che vorremmo non sentire, tanto sono piccine». L’ex vicesindaca ed ex assessora alla Cultura di Grosseto, Lucia Matergi, ha affidato a Facebook un commento sul programma di Fondazione Grosseto cultura del presidente Francesco Mori.
«Un certo imbarazzo lo provo: c’era una volta – scrive Matergi – una città che cercava di emanciparsi da butteri, pini e cinghiali, parenti stretti di improbabili celebrazioni di un passato artistico normale, anzi diciamo pure modesto, da rispettare ma anche da rinforzare con il vigore di una contemporaneità vivace e anomala. Un presente disordinato, eterogeneo, multiforme e multi fonico per quella città sembrò il campo di sperimentazione e di proposta nuova e dignitosa». Ora «leggo che si ritorna all’elogio del meraviglioso passato, unico faro per cittadini che da motori attivi devono rassegnarsi al ruolo di auditori religiosamente immoti».
«Far cultura in questo modo è comodo – aggiunge al telefono – promuovere la partecipazione è più faticoso. Arte contemporanea significa rivedere gli obiettivi dell’arte, non poggiarsi su alcunché di precostituito. Questo discorso del bello è stucchevole oltre ogni limite. Del resto dipende da quello che pensi dell’umanità, dalla tua filosofia dell’esistenza e della vita...».
Poi una domanda, per Mori e il Comune: «Abbiamo avuto un grande progetto culturale: la collezione Luzzetti, dalla quale si poteva partire per fare arte contemporanea. Che ne pensano di questo patrimonio?». (f.f.)
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