Proteste
Il Premio Monicelli è «al vaglio»
La domanda del curatore Mario Sesti resta ancora senza risposta
GROSSETO. Non solo La Città visibile sarà oggetto, nelle intenzioni del neopresidente di Fondazione Grosseto Cultura Francesco Mori, di una riorganizzazione. Anche l’altra punta di diamante della programmazione culturale cittadina, Il Premio Monicelli, è in forse. Anzi, per dirla con Mori, «è al vaglio».
Questa la risposta a precisa domanda se la Fondazione abbia intenzione di portare avanti la manifestazione, che si tiene al Teatro Moderno in primavera e che negli anni ha visto ospiti a Grosseto Fausto Brizzi, Giovanni Veronesi, Carlo Verdone e Sabina Guzzanti. L’anno scorso è stato anche consegnato il Premio Monicelli Libro pensiero a Emma Bonino.
La domanda, d’altro canto, non è peregrina. L’ha posta un paio di settimane fa al Comune – la Fondazione era in quel momento senza presidente – il curatore del premio, il regista e critico cinematografico Mario Sesti, che per Fondazione tiene da anni anche corsi di cinema e che, su impulso del precedente presidente, Loriano Valentini (giunta Bonifazi), si apprestava a realizzare un progetto di cinema che, dopo le arti visive, le scienze e la musica, sarebbe stato la quarta gamba dell’istituzione.
La sostanza della domanda è: «Per preparare il Premio ci vogliono mesi; il Comune ci dica se è ancora interessato».
Ieri ha risposto direttamente il neopresidente. Ma per sapere che fine farà il premio toccherà ancora aspettare. «Voglio prima capire bene che cos’è il Premio Monicelli e cosa ha portato alla città», ha detto Mori.
Nel frattempo non sono passati inosservati un paio di post su Facebook di Mori, scritti quando la nomina a presidente non era neanche all’orizzonte, nei quali definiva Bonino «superabortista» e «degna scelta per un concorso intitolato a chi è morto disprezzando la vita». Per la sopravvivenza del premio, non una buona partenza.
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