Sicurezza
Cane ucciso da una fucilata vicino casa: ascoltati due cacciatori
Roccatederighi, Eschilo era un bellissimo dobermann di sei anni. Sul caso indagano i carabinieri
ROCCATEDERIGHI. Un dobermann di sei anni, di nome Eschilo, è stato ucciso la mattina di giovedì 17 novembre da una fucilata nelle campagne di Roccatederighi, in località Cortine-Pianali. Il proprietario, un giovane follonichese che qui vive da un paio di mesi con la compagna allevando cani e cavalli, è riuscito però a intravedere i responsabili e chiamare i carabinieri. È una brutta storia quella che emerge dalle parole di Marco Capecchi (questo il nome dell’allevatore), confermata nelle linee generali dai militari dell’Arma. Si è occupata del caso la stazione di Roccatederighi.
Marco è arrabbiato e determinato: «Hanno ucciso il mio cane senza un motivo - racconta - avevo liberato Eschilo nella mia proprietà, insieme a dei cuccioli. Stavano correndo e giocando. Dopo un minuto ho sentito uno sparo, sono sceso e ho trovato Eschilo a terra, con la testa aperta da un proiettile. Tutto questo a poca distanza dalla mia casa. Anche adesso non mi sembra vero…». Marco è sotto choc, ha presentato denuncia e coinvolto la Lega anti caccia e il club di razza dobermann. «Andremo in fondo. Chi ha sbagliato la pagherà».
Il racconto che segue sarà anch’esso vagliato dalle forze dell’ordine, per verificare tempi, luoghi, dinamiche, balistica: «Ho visto due cacciatori che scappavano. Ho gridato loro di fermarsi ma hanno fatto finta di nulla. Poi sono saliti in macchina allontanandosi. Uno di loro, però, è stato raggiunto. Io nel frattempo sono corso in caserma, dai carabinieri, che sono intervenuti quasi subito».
I due cacciatori sono stati identificati e ascoltati. Hanno detto di essere saliti in macchina per paura degli altri dobermann e che lo sparo è stato di legittima difesa. È successo tutto in pochi attimi. In pratica, secondo la loro ricostruzione, Eschilo si era mostrato aggressivo verso di loro e verso i cani da caccia. Uno dei segugi è stato poi refertato da un veterinario. Ma Marco Capecchi non si rassegna: «Allevo dobermann da anni - spiega - e so bene che se un cane così (Eschilo pesava cinquanta chili) aggredisce una persona o un altro cane di piccola taglia lascia dei segni importanti. Lo sparo, a mio avviso, non è avvenuto mentre il cane stava attaccando, altrimenti si sarebbe fatto male anche qualcun altro. Dimostreremo con l’autopsia che lo sparo è stato un imperdonabile eccesso».
Oltre a compiere una dettagliata ricostruzione dei fatti i carabinieri stanno verificando il luogo esatto dove l’episodio è accaduto: dentro o fuori dalla proprietà di Marco? «Io - conclude - non ho recinzioni, è vero. La proprietà è ampia una trentina di ettari e vi campeggia all'ingresso un cartello con scritto “Attenti al cane”. Da qui ci passano i fungaioli e altri cacciatori. Ma non ci sono mai stati problemi. E comunque non vedo come si possa giustificare lo sparo alla testa di un cane di razza, con il padrone a cinquanta metri. Ripeto: ho già incaricato un legale di seguire la questione, attendiamo l'esito della necroscopia di Eschilo. Sono fiducioso riguardo alle indagini che stanno svolgendo i carabinieri».
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