Il Tirreno

Grosseto

Arriva Mori, Fondazione volta pagina

di Francesca Ferri
Da sinistra Francesco Mori, Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Luca Agresti (foto Agenzia Bf)
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Da sinistra Francesco Mori, Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Luca Agresti (foto Agenzia Bf)

Il neopresidente: "Con me ritorno alla città ideale, riprogettazione della Città visibile e rievocazione di Ludovico il Bavaro"

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GROSSETO. La prima azione sarà riportare al loro posto – forse già entro dicembre – le ottocentesche statue che fino alla metà del secolo scorso adornavano la sala comunale.

Non un gesto a caso quello del neopresidente di Fondazione Grosseto Cultura, Francesco Mori, che venerdì 19 novembre il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Agresti hanno presentato alla città nel corso di una conferenza stampa.

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Ritorno a una città ideale. Nel ritorno “alla base” delle pregiate opere scultoree c’è tutta l’impronta che Mori si appresta a dare alla sua azione in Fondazione: riportare la città a quella che, nella sensibilità del presidente, è un’immagine “ideale”, come quella raffigurata – cita Mori – in un dipinto conservato nella cattedrale, Grosseto come città ideale, chiusa nelle mura medicee «lontana – dice il presidente – da quello che negli ultimi anni è diventata».

Valorizzazione e conservazione. Restauratore, pittore, miniatore, esperto di arte medievale e rinascimentale, uno, per capirsi, che vorrebbe buttar fuori Duchamps dai musei, il presidente ha annunciato la volontà di «fare della Fondazione un centro di coordinamento e promozione degli studi sulle arti e le scienze» e in particolare «quelli necessari a orientare l’azione politica relativa al restauro, alla valorizzazione e alla conservazione dei manufatti, degli edifici, dell’arredo e delle aree di interesse storico artisti».

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Torna Ludovico il Bavaro. Uno sguardo indietro con una cura quasi filologica per il recupero del passato, insomma. Tanto che tra i suoi desiderata c’è quello di organizzare una grande rievocazione medievale sull’assedio di Ludovico il Bavaro. Un’idea, per inciso, non nuova per Grosseto, visto che fu realizzata già nel 2000, durante l’amministrazione di Alessandro Antichi. La proposta di Mori, tuttavia, si distinguerebbe per avere alla base «uno studio scientifico per una puntuale ricostruzione storica», spiega il presidente. «Insomma non certo una sagra della porchetta».

Arte contemporanea. Rievocazioni, arte ottocentesca, città ideale rinascimentale: la cultura promossa da Fondazione sarà rivolta dunque tutta al passato? Mori assicura di no. «Nessun archeologismo», dice. Nella “nuova” Fondazione ci sarà spazio anche per l’arte contemporanea, «ma bisogna intendersi su cosa è arte contemporanea», aggiunge Mori. È su questo fronte che la distanza rispetto a quello che la Fondazione – creata durante il primo mandato di Emilio Bonifazi – ha fatto finora si fa abissale.

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Musicoterapia e scienze. Non tanto, cioè, per le attività dell’Istituto musicale comunale, per il quale Mori dice di voler avviare corsi di musicoterapia per i malati, o per quelle del Museo di Storia Naturale, col cui «direttore artistico», dice con un simpatico lapsus Mori, si è già incontrato per progetti sulle scienze.

Una nuova Città visibile. La distanza con il passato si avverte soprattutto nelle azioni che riguardano le arti visive, coordinate da Clarisse Arte, e in particolare la più grande manifestazione culturale organizzata dalla Fondazione a Grosseto, “La Città visibile”, megaevento di arte partecipata alla quale si accede tramite bando e che accoglie sia artisti affermati che artisti emergenti, associazioni locali e scuole. «La Città visibile sarà interessata da un percorso di riprogettazione», dice Mori. «Vorrei sì fare un’arte di partecipazione, ma dove esistano criteri di valutazione qualitativa». Il presidente ha dunque annunciato che «la riorganizzazione della Città visibile è al vaglio del consiglio di amministrazione» e a chi gli chiede se non ci sia il rischio di una sovrapposizione con Clarisse Arte risponde che «il consiglio di amministrazione della Fondazione ha potere di indirizzo culturale e dà le linee programmatiche».

Eventi, collezioni, pubblicazioni. Mori ha anche confermato che la Fondazione proseguirà con la promozione di eventi, incontri, convegni, concerti; la volontà di riunire tutte le opere pittoriche grossetane in un’unica sede (per la cronaca le opere di proprietà del Comune sono già state censite dal Cedav e una selezione è custodita ed esposta al polo espositivo delle Clarisse); l’impegno a sostenere un’attività editoriale dall’impronta scientifica a marchio Fondazione.

Edilizia. Tra le novità, assolute anche per il mandato stesso di Fondazione Grosseto Cultura, Mori ha annunciato di voler porre un’attenzione particolare alla cura dell’edilizia e dell’urbanistica. Ha espresso infatti il desiderio che la Fondazione si occupi, ad esempio, del piano del colore per gli edifici del centro storico. «E sarebbe stata utile anni fa quando è stata rifatta la pavimentazione del centro storico», ha aggiunto, ribadendo di aver accettato la nomina a presidente mosso dall’amore per Grosseto «che tante volte – ha detto – ho visto scempiata per interventi edilizi incongrui».

Avanti le proposte. Grosseto città ideale prenderà corpo, nei progetti di Mori, attraverso una piattaforma digitale, chiamata proprio “La città ideale”, dove si potranno formulare idee e progetti sugli edifici.

Il murale resta. Tra gli «scempi» del passato, però, rimarrà quello – così definito a suo tempo da Mori – del murale dell’artista Zed 1 nel muro di sostegno della strada che scende da via Saffi all’ingresso del Cassero senese. La protesta di Mori, nel 2015, contro l’opera destò clamore. I grossetani dovranno dunque aspettarsi che il presidente lo faccia rimuovere? «Quel murale non sarà oggetto di azioni – sorride oggi Mori –. Fosse per me, tuttavia, leverei proprio il muro, visto che ha tappato il fossato intorno al Cassero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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