Il Tirreno

Grosseto

«Via anche Tacconi, Ghinelli e Biondi»

di Francesca Ferri
«Via anche Tacconi, Ghinelli e Biondi»

Inchiesta Ato rifiuti: Parodi (Suvereto) attacca il successore di Corti e i sindaci, tra cui quella di Civitella Paganico

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GROSSETO. Dimissioni. È questa la parola simbolo della giornata di ieri, la sesta dall’arresto del direttore generale dell’Ato rifiuti Toscana sud Andrea Corti.

I cento comuni dell’Ato, già scombussolati dai contraccolpi dell’inchiesta della Procura di Firenze che mette in discussione la regolarità della maxigara d’appalto da 3 miliardi e mezzo di euro, fatta da Ato e vinta da Sei Toscana, si sono trovati ieri di fronte alla notizia, riportata da alcuni quotidiani, che la persona che loro stessi avevano scelto per sostituire Corti e traghettare l’Ato in questo momento delicato, ovvero l’ingegnere Enzo Tacconi, è persona vicinissima all’ormai ex direttore.

“Ex” perché sempre ieri Corti, che all’indomani dell’arresto si era sospeso, ma non dimesso, alla fine ha rimesso la carica. Nell’assemblea straordinaria convocata all’Ato di Siena nei giorni scorsi, infatti, i sindaci ne avevano chiesto le dimissioni. Ieri sono arrivate. Corti non è più direttore dell’Ato.

Altre dimissioni, però, vengono chieste oggi. Il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi (lista civica Assemblea Popolare, area della sinistra) chiede quelle del neonominato direttore pro tempore Tacconi, nonché quelle del presidente dell’Ato sud Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, e quelle dalla presidente del consiglio direttivo dell’Ato sud Alessandra Biondi, sindaca di Civitella Paganico.

«In seguito alle vicende giudiziarie che hanno travolto il direttore Corti e l’Ato stessa – scrive Parodi in una lettera inviata ai diretti interessati, a tutti i sindaci e al presidente della Regione Enrico Rossi – veniva convocata l’assemblea Ato per provvedimenti urgenti. In quella seduta la presidenza dell’assemblea e la presidenza del consiglio direttivo ci indicavano l’ingegner Enzo Tacconi come persona capace e in grado di guidare l’ente pro tempore fino a nomina del nuovo direttore, garantendo con la loro presentazione il profilo della persona, alla cui votazione ho acconsentito con senso di responsabilità».

Tacconi in quella seduta è stato nominato all’unanimità.

«Due giorni dopo – prosegue Parodi – scopro con amara sorpresa non solo che Tacconi era stato responsabile del procedimento nella procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti, oggetto dell’indagine, ma leggo sulla stampa quanto afferma il Gip a pagina 31 dell’ordinanza emanata dallo stesso: “La gratitudine verso il professore con cui si era laureato (Corti), che l’aveva introdotto nel settore pubblico agevolando la sua assunzione spiega la totale sottomissione del Tacconi alle volontà del Corti”».

E ancora, sempre secondo il Gip, «il direttore generale agli arresti – scrive Parodi – avrebbe “diretto” quello che ora è il suo successore “in modo continuativo, usandolo come schermo per dare veste di correttezza formale alle decisioni adottate nella gara d’appalto ed ai pagamenti che si era auto-attribuito”».

Il Movimento 5 stelle, già il giorno prima aveva presentato un’interrogazione regionale sulla questione.

Parodi va oltre e chiede anche le dimissioni del presidente dell’Ato e della presidente del consiglio direttivo, i suoi colleghi di Arezzo e Civitella Paganico, perché avrebbero, secondo Parodi «omesso informazioni importanti e necessarie affinché l’assemblea dei sindaci Ato potesse esprimersi consapevolmente». Parodi chiede che venga convocata un’assemblea in autotutela per comuni e cittadini da qui a dieci giorni per discuterne.

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