Sicurezza
Sono tornati i predatori Assalite quindici pecore
MANCIANO. Quindici pecore predate a San Martino sul Fiora (Manciano), nei pascoli di Domenico Serra e Cinzia Felici che hanno la loro azienda di allevamento a Poggio a Rocco nel territorio di San...
MANCIANO. Quindici pecore predate a San Martino sul Fiora (Manciano), nei pascoli di Domenico Serra e Cinzia Felici che hanno la loro azienda di allevamento a Poggio a Rocco nel territorio di San Martino. Non è la prima volta che il gregge di Serra viene predato: a luglio scorso morirono una decina di animali e la penultima aggressione risale solo a un mese e mezzo fa.
«Di trecento pecore il 10 per cento se ne va – commenta ancora turbato Domenico –. E per fortuna che ho il cimitero aziendale e non spendo per lo smaltimento. Spendo, invece, per le cure mediche, il cibo e tutto ciò che serve per le mie pecore che non pascolano più tranquille».
L’aggressione al gregge è avvenuta fra la notte di domenica 13 e la mattina di lunedì 15 novembre, quando il gregge era al pascolo con dieci cani da guardiania. «Qualche anno fa – dice l’allevatore – avevo solo due cani. Oggi ne ho dieci e per loro spendo circa 4.000 euro all’anno e nemmeno ce la fanno a fronteggiare i predatori. Questa volta ne hanno sbranate sei che ho ritrovato nel campo, altre sei non le troviamo e risultano disperse. Tre, infine, le ho dovute far abbattere perché erano in condizioni terribili e soffrivano troppo. Quindici capi persi, insomma».
Serra è convinto, come molti altri allevatori, che il trend della politica sia quello di spingere gli allevatori a un allevamento intensivo. «Per forza lo dovremo fare – commenta – perché fuori a pascolare non possiamo più lasciarcele le nostre pecore. Ma tutti devono sapere che questo tipo di allevamento, oltre che ad essere sfavorevolissimo per gli animali, costretti al chiuso giorno e notte, è anche assai deleterio per i prodotti caseari che hanno una qualità peggiore. D'altra parte così non possiamo continuare e non si sa più come fare. Il nostro malessere è diventato palpabile. Si tocca proprio il ridicolo. Per esempio, i campi che non sono più pascolo, risultano abbandonati. Le pecore non possono più stare al sicuro negli spazi troppo grandi. Il buffo è che Arsia ci multa perché teniamo i campi incolti e abbandonati. Siamo, diciamolo pure, becchi e bastonati. E viene da dire che se i signori della politica vogliono i lupi e pretendono che siamo noi a mantenerli, per lo meno ci paghino per questo. E anche le associazioni di categoria che a parole ci danno ragione, bisogna che si diano da fare per trovare soluzioni accettabili. Per ora non hanno tirato fuori un ragno dal buco».
Serra, infine, fa un appello: «Mi rivolgo a tutti gli allevatori. Facciamo un incontro, diamo vita ad iniziative concrete, cerchiamo tutti insieme una via di uscita». Un appello che a più riprese è già stato lanciato da Giacomo Franceschelli, di Monte Labro, continuamente vittima di predazioni, il quale incalza: «Rinnovo l’appello di incontrarci e ricordo ai sindaci che si sono impegnati per trovare soluzioni, di stirngere il cerchio e contattare anche sindaci di altre regioni dove il problema sta dilagando come qui in Toscana. Le associazioni, poi, che su questo tema appaiono latitanti, che si diano una svegliata. Noi siamo pronti a portare le nostre pecore in piazza». (f.b.)
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