Attenzione
«Sindaci, dovete farvi avanti per i profughi»
Il prefetto Torraco ha chiamato a raccolta i Comuni perché è prevista una distribuzione più capillare
GROSSETO. Nessuno si è strappato le vesti di fronte all’appello del prefetto. Alcuni sindaci non hanno proprio aperto bocca, preferendo far parlare gli altri, forse per attendere un quadro più delineato della situazione, forse per passare inosservati. Come a scuola durante un’interrogazione.
Eppure Cinzia Torraco, prefetto di Grosseto, che ieri ha riunito i sindaci della provincia attorno a un tavolo, è stata chiara: le nuove disposizioni ministeriali prevedono una distribuzione più capillare sui territori dei profughi richiedenti asilo, quindi quei Comuni maremmani che ancora non hanno ospitato esuli sono invitati a fare un passo avanti. Un invito che suona come un avvertimento, ma che apre anche a nuovi sistemi d’accoglienza, come il progetto S.p.r.a.r., che prevede il conferimento diretto ai Comuni nella ricerca di un soggetto a cui affidare il servizio. Progetto che, tra l'altro, fissa il numero massimo di profughi da poter accogliere. Nessuno comunque ha risposto presente all’appello del prefetto sul momento. Qualcuno ha fatto notare le difficoltà oggettive legate al proprio territorio (come l’Isola del Giglio), mentre altri non hanno proprio preso la parola. Silenzio di fronte alla lettura dell’ultima circolare ministeriale, emessa il 10 ottobre, letta da Torraco di fronte al tavolo, in cui si illustrano le nuove linee dettate da Roma, secondo cui l’accoglienza dei rifugiati deve essere il più possibile spalmata sulle varie zone italiane. È stato dato anche un criterio ben preciso su come ridistribuire queste persone: 2,5 profughi ogni mille abitanti. Le fasce stilate fino ad oggi, secondo cui a fronte di nuovi sbarchi i centri d’accoglienza possono ricevere più persone del previsto, non valgono più.
Il prefetto ha cercato un’apertura in questo senso, elogiando gli esempi virtuosi in Maremma che già da tempo stanno facendo la loro parte in questa emergenza umanitaria, come Gavorrano, Roccastrada, Massa Marittima, Castel del Piano e ovviamente Grosseto, ma non ha trovato soddisfazione, per il momento. Al contrario, sono stati i Comuni già coinvolti nell’accoglienza a dire la loro, tra chi ha promosso con convinzione le attività di volontariato per favorire l’integrazione dei profughi e chi invece ha sollecitato la stessa Prefettura a stimolare e accompagnare tali attività. Ad oggi, sono sedici i Comuni nella provincia che rientrano nel piano d’accoglienza, per un totale di 591 esuli ospitati. Mancano quindi all’appello dodici Comuni, a cui Torraco ha fatto intendere che se necessario toccherà anche a loro. In vista del futuro comunque sono state messe sul tavolo anche proposte nuove. Il progetto S.p.r.a.r. ad esempio (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), già adottato in altre zone della Toscana (come Prato) e che permette ai Comuni di essere in prima fila nella gestione dei profughi, rapportandosi direttamente con il ministero dell’Interno senza doversi affidare alla Prefettura. Come si legge sul sito del dicastero, «è costituito dalla rete degli enti locali che, con il finanziamento del Ministero dell’Interno tramite il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, realizzano progetti d’accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale». In poche parole, saranno i Comuni, non appena ricevuti i nullaosta dalle autorità preposte per le strutture destinate all’accoglienza, a indire un bando e a cercare un soggetto gestore, attraverso le risorse messe a disposizione dal governo. In questo modo, i territori avranno una parte più attiva nell’emergenza, senza dover attendere che la Prefettura prende disposizioni per tutti.
Alfredo Faetti
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