Finanza
Torna a splendere la piramide
È uno dei simboli della Maremma: dimenticata e vandalizzata, oggi rinasce
di STEFANO FABBRONI
Da ieri il patrimonio storico di Grosseto è tornato a impreziosirsi di una sua gemma a lungo dimenticata: è la piramide di Ponte Tura – che si affaccia sul fiume Ombrone sopra la diga della Steccaia e che costeggia la strada in direzione di Istia d’Ombrone – finalmente tornata alla luce dopo anni di buio grazie agli interventi di ristrutturazione effettuati dagli operai del Consorzio Bonifica 6 Toscana Sud di Grosseto.
Proprio grazie a questi lavori – voluti in occasione del 50º anniversario della grande piena del 1966 – sono state cancellate le insulse scritte a colpi di bombolette spray frutto di atti vandalici di ignoti; e sono state restaurate con nuovi materiali le due targhe poste sulla piramide del 1830 e 1842, celebrative dell’era della bonifica della palude. Restituendo così alla piramide il tono e lo splendore di un tempo.
Considerata dagli storici come la radice della Maremma, a erigerla fu Leopoldo II di Lorena, artefice della bonifica grossetana mentre, sempre nella prima metà dell’Ottocento, a progettarne la realizzazione fu l’ingegnere grossetano Alessandro Manetti.
«La piramide – spiega l’architetto e storico Pietro Pettini, da molti anni tra i promotori del recupero complessivo della bellissima area di Ponte Tura – era il simbolo di un’opera tecnica di grande perizia per il deflusso delle acque che giunte sporche dall’Ombrone venivano fatte defluire in un bacino attraverso una diga chiamata Steccaia, così denominata perché costruita inizialmente in legno e solo dopo molti anni in pietra; e poi, grazie all’azione delle macchine idrauliche di Ponte Tura, erano indirizzate verso l’area paludosa e malsana di Castiglione della Pescaia. Questi interventi di ingegneria idraulica ci fecero conoscere come “Piccola Olanda”».
Per l’epoca uno’opera decisamente innovativa, che permetteva alle acque, una volta giunte nella palude castiglionese da altri canali fluviali, di sfruttare l’innalzamento del livello del terreno presente nella zona, di arginare i detriti e quindi, negli anni, di portare alla definitiva bonifica e al recupero di quei terreni non deteriorati dalla palude.
Oggi Ponte Tura resta come testimonianza di una delle più belle opere di ingegneria idraulica mai realizzate da tramandare ai giovani e a chi non ha mai (o quasi) avuto modo di visitarla e di conoscerne il significato storico.
«È il vero simbolo della nascita della Maremma», ribadisce il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.
Alcune scuole medie cittadine, con i rispettivi insegnanti, erano presenti al taglio del nastro officiato dal sindaco e dal presidente del Consorzio Bonifica, Fabio Bellacchi. «Per noi è un luogo sacro– dice Bellacchi – perchè rievoca i tragici giorni dell’alluvione ma è anche un luogo suggestivo dove da piccoli trascorrevamo interi pomeriggi a osservare l’Ombrone giocando in questi prati».
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