La protesta
Bambini maltrattati, il giudice dice no al patteggiamento per la titolare dell’asilo. Applausi dei genitori
«Pena non congrua» secondo il giudice Compagnucci. Accolte invece proposte per la maestra (20 mesi) e la cuoca (18 mesi)
GROSSETO. Il giudice Sergio Compagnucci ha detto no alla proposta di patteggiamento formulata da Azzurra Marzocchi, indagata per i presunti maltrattamenti nei confronti dei bambini all’interno dell’asilo di cui era titolare. «Non congrua» la pena di 2 anni concordata tra il difensore Diego Innocenti e la sostituta procuratrice Arianna Ciavattini: il giudice lo ha deciso al termine di una camera di consiglio durata alcune decine di minuti, leggendo l’ordinanza in aula. Da fuori, all’esito, è risuonato l’applauso di alcuni genitori che attendevano sul pianerottolo. Dai circa trenta che erano nei primi tempi, le parti offese sono diventate 62, ci sono anche i genitori dei bambini degli anni passati, adesso.
Il “metodo azzurriano” rappresentato fino a questa fase del procedimento - il patteggiamento è stato chiesto prima della chiusura delle indagini - ha evidentemente giocato a sfavore dell’indagata, riconosciuta come responsabile appunto della metodologia ritenuta non corretta e penalmente perseguibile che aveva portato anche all’emissione di misure cautelari.
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Marzocchi non c’era in Tribunale, come non c’erano nemmeno le altre due indagate, la maestra Lisa Marconcini e la cuoca Pierina Tinti. Ma per loro il patteggiamento è andato a buon fine: Marconcini, assistita dall’avvocato Romano Lombardi, ha concordato 1 anno e 8 mesi; Tinti, difesa dall’avvocato Alessandro Risaliti, ha avuto 1 anno e 6 mesi. Pene sospese anche senza l’applicazione (tra l’altro nemmeno richiesta) delle attenuanti generiche. Per Marzocchi, invece, secondo il giudice non è possibile partire dal minimo della pena, cioè 2 anni, e scendere a causa della scelta del rito che prevede lo sconto di un terzo. Lei era la proprietaria della struttura, il metodo porta il suo nome, gli episodi contestati sono relativi non soltanto al periodo di osservazione con le tre telecamere nascoste da parte della polizia di stato (dicembre 2015-gennaio 2016) ma risalgono ai due anni precedenti, dal 2013. Già la prima proposta di 1 anno e 6 mesi articolata nel corso dell’estate aveva destato perplessità nei familiari dei bambini e contrarietà nei legali che li assistono. Per Tinti invece l’ambito è limitato ai periodi in cui dalla cucina era uscita per dare una mano nelle aule. Per Marconcini gli episodi non partono da settembre 2015 ma dall’ottobre successivo, fino all’esecuzione delle misure nell’aprile scorso. Nel giudizio è stato poi tenuto conto, positivamente, degli interrogatori resi. Tutto ciò ha fatto la differenza. Nel corso dell’udienza, il pm non ha fatto osservazioni, richiamandosi a una memoria scritta.
«La mia assistita ha partecipato soltanto per pochi mesi e per l’attività di ricreazione non per quella pedagogica - fa notare l’avvocato Risaliti per Tinti - È stato un ruolo marginale». Lombardi evidenzia per Marconcini l’ambito temporale più limitato delle contestazioni. L’avvocato Innocenti prende atto della decisione del giudice e si riserva di riproporre più avanti nel tempo altre iniziative a tutela della sua assistita. Magari da una posizione diversa, cioè ad avviso fine indagini notificato: un passaggio che - per le possibilità concesse dal rito - permetterebbe di praticare, allora, indagini difensive e di produrre memorie e di sottoporre al giudice un quadro che possa far considerare anche le ragioni dell'indagata. Quel “metodo azzurriano” così come si è cristallizzato nella fase delle indagini pesa come un macigno sulla strada della soluzione.
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