Sicurezza
«La gestione dei rifiuti torni a livello locale»
Nove associazioni ambientaliste della provincia di Grosseto si appellano ai politici e ai cittadini
GROSSTEO. Progressiva riduzione della raccolta differenziata e contestuale aumento della tassa sui rifiuti arrivata ad essere la più alta del centro-nord d’Italia. Queste le conseguenze provocate dall’allargamento degli Ato a più province, secondo l’analisi di ben nove associazioni ambientaliste: Forum Ambientalista di Roberto Barocci; Isde Medici per l’ambiente di Ugo Corrieri; Acu di Miriam Croxato; Legambiente di Angelo Gentili; Lipu di Patrizia Latini; Comitato beni comuni di Andrea Marciani; Wwf con Angelo Properzi; Coordinamento dei Comitati e associazioni ambientali di Daniela Pasini; Italia Nostra di Michele Scola.
«La raccolta differenziata nelle province di Grosseto, Arezzo e Siena, al 30, 31 e 39%, è in riduzione rispetto ai dati degli anni precedenti ed è il peggior risultato del centro nord Italia con i costi delle tariffe rifiuti nel Grossetano che sono i più elevati di tutto il centro nord Italia. Il costo del servizio della Toscana è il più alto annuo pro capite in assoluto del centro nord Italia, dopo il Lazio», dicono le associazioni
Le associazioni bollano come «prive di fondamento scientifico» le tesi secondo le quali la raccolta differenziata dei rifiuti farebbe aumentare i costi del servizio. «Viceversa – dicono – l’analisi dei Piani finanziari di migliaia di Comuni, elaborati dall’Ispra, ha confermato, anche per il 2015, che all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata diminuisce il costo totale pro capite annuo, facendo pagare molto meno ai cittadini».
Le associazioni insistono sul fatto che la raccolta differenziata può superare il 65% con il 50% di effettivo avvio al riciclo «solo se finalizzata a materie di ottima qualità e associata a tariffazione puntuale. L’obiettivo del 70% di differenziata e realtà come Treviso che ricicla oltre 85% (2015) ed Empoli il 90% (2015) dimostrano che sono obiettivi raggiungibili: basta chi ci amministra lo voglia». L’incenerimento? Da scartare a priori: «Lo studio epidemiologico 2016 del Cnr di Pisa e dell’Asl sull’inceneritore di Arezzo, di ultima generazione, mostra un aumento di malattie e di decessi».
Che fare? Non certo un nuovo mega Ato. «Le evidenze – dicono gli ambientalisti – dimostrano che i migliori risultati sono ottenuti da Consorzi di comuni appartenenti a frazioni di province. Un vasto territorio non è funzionale né al dimensionamento degli impianti di trattamento, né risponde ai criteri di dimensionamento delle imprese private che svolgono servizi alle famiglie».
Sulla base di ciò le associazioni fanno un appello sia a tutti i cittadini, sia ai decisori politici «di riappropriarsi delle competenze sulla gestione dei rifiuti urbani».
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