Sicurezza
Maltrattamenti all’asilo Il caso davanti al giudice
Stamani saranno valutati i patteggiamenti proposti da tre indagate Il legale dei genitori parti offese non potrà essere presente all’udienza
GROSSETO. La parola al giudice. Sarà il dottor Sergio Compagnucci stamani a valutare la congruità delle richieste di patteggiamento in corso di indagine formulate dalle tre insegnanti messe a suo tempo (era aprile) ai domiciliari e poi tornate in libertà, per l’ipotesi di maltrattamenti nei confronti dei bambini del nido d’infanzia.
Stamani è il giorno in cui saranno valutate le posizioni di Azzurra Marzocchi, titolare dell’asilo, Lisa Marconcini, insegnante, e Pierina Tinti, cuoca, assistite rispettivamente dagli avvocati Diego Innocenti, Romano Lombardi e Andrea Da Prato, e Alessandro Risaliti. È stato raggiunto un accordo, già qualche tempo fa, con la sostituta procuratrice Arianna Ciavattini: l’udienza di oggi serve a stabilire se la pena è congrua rispetto alle contestazioni.
Un’ipotesi di accordo che non ha trovato d’accordo i genitori dei bambini che all’epoca frequentavano l’asilo. Il loro legale, l’avvocato Alessandro Antichi, aveva chiesto di partecipare, anche se solo come “osservatore”, all’udienza, sulla base di un precedente avvenuto in un altro Tribunale d’Italia. Ma il giudice ha respinto la richiesta. L’istanza affonda le radici nelle contestazioni mosse a suo tempo proprio sulla congruità del patteggiamento per Marzocchi, ritenendo troppo bassa quella di 1 anno e 6 mesi (con la concessione del beneficio della sospensione) di cui i genitori erano venuti a conoscenza al momento in cui la titolare aveva chiesto la revoca dell’obbligo di dimora.
Il fascicolo relativo ai presunti maltrattamenti viaggia comunque su due binari: ci sono altre tre posizioni che devono essere valutate.
Ma l’udienza di oggi non ne sarà la sede: per Manuela Seggiani, socia della snc, per Costanza Mori e per Alessia Berti, educatrici, l’avviso di fine indagini è arrivato poche settimane fa e dunque queste posizioni hanno tempi e procedure diversi, anche se l’ipotesi di reato e il contesto (quello individuate attraverso le tre telecamere installate dalla polizia di stato nel dicembre dell’anno scorso) sono i medesimi.
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