Sicurezza
La piazza devastata dalla furia del fiume
GROSSETO. Riprende, dopo la pausa domenicale, il viaggio del Tirreno nella grande alluvione del ’66: fra passato e presente. In edicola, con la copia del quotidiano, c’è in regalo la scheda con le...
GROSSETO. Riprende, dopo la pausa domenicale, il viaggio del Tirreno nella grande alluvione del ’66: fra passato e presente. In edicola, con la copia del quotidiano, c’è in regalo la scheda con le foto di ieri e oggi dell’Agenzia Bf : oggi siamo in piazza Lamarmora, devastata nel ’66 da acqua e fango; le foto sono state scattate dando le spalle al rilevato ferroviario, all’altezza del sottopasso. Ecco com’era e com’è. Accompagna gli scatti fotografici una breve testimonianza – “ Trappola ferrovia” – dai racconti di Eligio Macelloni e Danilo Piani.
L’Italia del boom si motorizzava con le piccole Fiat, 500 e 600. Sono queste vetture che puntellano le drammatiche fotocronache dell’alluvione del 1966 a Grosseto: eccone tre, distrutte o a un passo dal baratro, in piazza Lamarmora, letteralmente sventrata dalla furia delle acque trascinate nell’imbuto del sottopasso ferroviario.
La caserma dei carabinieri, ristrutturata, è ancora lì, sede del comando provinciale. E ancora lì è il sottopasso, in origine tunnel pedonale detto “del Lazzeretto” poi aperto al traffico veicolare. C’è qualcosa che ci avvicina al passato: come il gemello al Ponte dei Macelli, ancora nel 2016 quando piove un po’ più del solito, si trasforma in una trappola per automobilisti incauti.
E leggiamo stralci dei racconti di Eligio Macelloni e Danilo Piani.
Novembre 1066. «La ferrovia – descrivono – aveva fatto da argine perché i ponti erano tappati da tutte le cose trascinate dalla corrente. E così piazza Lamarmora era diventata una specie di lago, finché la ferrovia è crollata».
Trappola ferrovia, appunto: riprende il loro racconto: «L’allora comandante dei vigili urbani, attrezzato con un gommone – descrivono– provò a passare di là perché voleva salvare della gente, ma non ci riuscì e dovettero tirarlo su dall’altra parte dalla parte sinistra di viale Sonnino».
Il peggio forse ancora si doveva vedere: «Quando l’acqua si è ritirata – raccontano : è rimasto un disastro: gli animali morti, i maiali, le macchine rovesciate».
E quei ricordi, tutt’oggi, rimangono vivi nella memoria.
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