Sicurezza
«L’avvocatura non è scambio merci»
Esposto dei Giovani avvocati contro l’iniziativa dei colleghi di M5s
GROSSETO. Non è una questione politica. Non è una questione di soldi. È una questione di dignità della professione: «È una questione deontologica», dice a chiare note l’avvocato Marco Masetti, presidente della sezione grossetana di Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, una quarantina di iscritti, attiva da qualche mese.
Anche loro sono intervenuti con un esposto sulla questione degli avvocati di M5s che si sono offerti di lavorare per i clienti bisognosi, segnalando tra l’altro al collegio di disciplina l’ipotesi dell’accaparramento della clientela. Che poi quello di diventare un punto di riferimento per i cittadini è un problema per tutti i legali, che diventa ancora maggiore per chi si è affacciato da poco tempo al mestiere.
«Qui c’è uno svilimento della professione - insiste insieme a Christine Tortora - E poi per i non abbienti c’è già il gratuito patrocinio: secondo noi c’è un’altra violazione, perché è stata data un’informazione non corretta. E comunque il gratuito patrocinio è un costo per lo Stato, per la collettività, è bene ricordarlo. Chi percepisce 20.000 euro all’anno non è povero. L’attività promessa come gratuita, gratuita non è».
«Noi siamo apolitici - aggiunge Luisa Benelli - Non contestiamo l’adesione dei nostri colleghi a un movimento, non ci interessa. Noi contestiamo la violazione delle norme deontologiche, che sono quelle che sorreggono la nostra professione».
Il presidente torna a ragionare sull’iniziativa dei quattro avvocati di M5s: «In caso di conflitto, se cioè due clienti dovessero essere entrambi assistiti da loro, gli avvocati potrebbero garantire la libertà e l’indipendenza nello svolgimento del mandato professionale?».
Benelli precisa che l’esposto è stato inviato all’inizio della settimana che si sta per concludere: «Era doveroso per i nostri iscritti come anche per la nostra categoria in genere». Chiude Tortora: «La gente potrebbe essere indotta a pensare, se già non lo fa, che l’avvocato è ladro e caro: e questo è sbagliato. Non è uno scambio di merci. La nostra è una professione intellettuale, deve basarsi su altri criteri».
Pierluigi Sposato
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