Gioco
Esce dal carcere dopo due anni e scrive alla direttrice: «Grazie tante, sono stato bene»
L'uomo era stato arrestato per traffico di stupefacenti e quando le porte della struttura si sono aperte, 24 mesi dopo, per rimetterlo in libertà era quasi dispiaciuto.
GROSSETO. Merci beaucoup a tous, scrive nella sua lingua, il francese. Lui è un uomo di origini marocchine che a Grosseto ha passato due anni. Veniva dall’Isola d’Elba. Ma non aveva una casa al mare, bensì una cella nel carcere di Porto Azzurro.
E così ha vissuto a Grosseto, in una stanzetta del carcere di via Saffi, per due anni. Era stato processato e condannato per reati legati al traffico degli stupefacenti e quando l'11 novembre, dopo 24 mesi, il portone del carcere si è aperto dietro alle sue spalle, l’uomo ha lasciato una lettera alla direttrice Maria Cristina Morrone. Una lettera di ringraziamento. Perché lui, a Grosseto, è stato bene. «Sinceramente non avrei mai immaginato come da detenuto avrei potuto vivere dei momenti particolari e anche belli - scrive l’uomo - e riuscire a creare un rapporto umano con una grande parte del personale che lavora nell’istituto, ricevendo anche il loro rispetto. Essere trasferito qui a Grosseto è stata la mia fortuna, qui ho trovato tranquillità, ho potuto fare un lavoro che mi piaceva, ho potuto studiare e frequentare la palestra». Ma soprattutto, sottolinea l’ex detenuto, «ho potuto godere di tutti i miei diritti». Il carcere di via Saffi è il carcere dal volto umano, quello che viene gestito da una donna che alla struttura ha voluto dare proprio questa impronta. «Forse proprio lei, senza rendersene conto - scrive ancora l’uomo - con l’umanità del suo comportamento, mi ha dato la carica giusta per svolgere con grande passione il mio lavoro e con grande impegno».
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Non ha dimenticato nessuno di coloro che in questi anni sono stati a contatto con lui: dagli agenti della penitenziaria, al comandante, allo staff medico e all’area educativa, da don Enzo Capitani a chi gli ha permesso di svolgere un lavoro all’interno della struttura e anche studiare.
Ieri per l’uomo si è aperto un nuovo capitolo della sua vita. Ora tornerà in Marocco dove ha deciso di aprire un ristorante: portando nel cuore quell’affetto e quel rispetto che ha ricevuto in carcere. «In via Saffi - scrive - l’Italia ha fatto una bella figura».
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