Sicurezza
Cadde giù dalla psichiatria Il pm chiede l’archiviazione
Sei gli indagati tra medici e infermieri: il paziente sollecita però nuove indagini «Gli infissi dovevano poter resistere a tentativi di manomissione»
GROSSETO. Era stato ricoverato in psichiatria in esecuzione di un trattamento sanitario obbligatorio, per la durata di sette giorni. Era il novembre dell’anno scorso. L’ultimo giorno di permanenza in ospedale, ottenuto il permesso di fumare una sigaretta, era stato accontentato, e lasciato in una stanza senza vigilanza. Da lì «in stato di incoscienza», come ha ricostruito lui stesso, si era trovato a camminare sul cornicione, dopo aver aperto il serramento della finestra. Ed era poi caduto rovinosamente di sotto: trauma cranico, rianimazione e neurochirurgia a Siena, riabilitazione a Terranuova Bracciolini. A gennaio scorso «presa finalmente coscienza di quanto era accaduto», aveva presentato un esposto, chiedendo di far luce su quell’episodio. Anche le cronache ne avevano parlato.
Sei indagati tra medici e infermieri per le presunte omissioni nella sorveglianza. Sei indagati per i quali il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha però sollecitato l’archiviazione, non ravvisando profili di responsabilità. Un’archiviazione contro la quale ha presentato opposizione lo stesso paziente, assistito dall’avvocato Alessandro Antichi. Se ne parlerà a dicembre, dopo che il giudice Marco Bilisari nell’udienza di ieri ha ravvisato un difetto di notifica. Fatti salvi comunque i profili che consentirebbero l’azione civile.
L’uomo, poco più che ventenne, ha chiesto nuove indagini. Ha chiesto alla magistratura di accertare se le finestre fornite all’azienda sanitaria fossero fornite di dispositivi di blocco certificati o se i blocchi siano stati apposti successivamente sulla struttura metallica preesistente. Del resto, i carabinieri intervenuti per i rilievi avevano notato che su un lato della finestra vi era una vite svitata per un centimetro e dall’altra nessuna vite. Date la caratteristiche del reparto, era da prevedere che gli infissi dovessero poter resistere a tentativi di manomissione da parte dei pazienti, viene ancora osservato nell’esposto. Il giovane uomo ricorda che uno degli infermieri aveva sottolineato che l’anta apribile ha perso presa a causa dell’uso; e chiede se vi sia stata manutenzione. Centrale, secondo il paziente, è il fatto che l’azienda ha poi scelto di apportare modifiche a tutte le finestre, avallando così la tesi che le finestre originariamente fornite non presentavano viti a blocco.
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