Il dolore
Tragedia dell’Erasmus, parte il ricorso
L’associazione dei Genitori lancia un appello alle istituzioni italiane, anche il pm presenta appello contro l’archiviazione
GAVORRANO. La battaglia non finirà con questa sentenza. Ma per portarla avanti, le famiglie coinvolte hanno bisogno dell'aiuto delle istituzioni nazionali, affinché si attivino per non lasciar cadere nell'oblio le eventuali responsabilità legate a questa tragedia, costata la vita a tredici studentesse.
L’appello, insomma, è affinché «le autorità italiane facciano sentire loro il sostegno istituzionale manifestato sin dal principio della vicenda». Tanto si legge nella nota diffusa dagli avvocati dell'associazione Genitori Generazione Erasmus - Per Non Dimenticare, in cui si sono riunite le sette famiglie italiane coinvolte nell'incidente in Catalogna del 20 marzo scorso, quando l'autobus destinato a Valencia per la festa delle Fallas ha prima sbandato e poi ha finito con lo schiantarsi nella corsia opposta, costando la vita a tredici ragazze tra i 19 e i 25 anni. Tra di loro, c'era anche Elena Maestrini, la 21enne di Bagno di Gavorrano.
I legali dell'associazione, come annunciato già mercoledì, presenteranno ricorso contro la sentenza del tribunale di Amposta, con cui il giudice ha deciso di archiviare la causa penale sull'incidente, lasciando in piedi soltanto il procedimento civile. Lo stesso farà il pubblico ministero spagnolo coinvolto nel processo, ritenendo che l'istruttoria debba proseguire. «Una decisione sconcertante come quella assunta ad Amposta rappresenta un duro colpo per i nostri assistiti - dicono i legali a nome delle famiglie - ai quali si nega l'accertamento della verità sui fatti che hanno determinato la morte assurda delle loro ragazze, tutte decedute con grande sofferenza durante un viaggio organizzato nell'ambito dell'esperienza Erasmus cui esse avevano aderito con serietà ed entusiasmo».
È proprio su queste basi che è nata l'associazione: sensibilizzare l'opinione pubblica sui viaggi a basso costo che vengono organizzati da associazioni filo-universitarie nell'ambito del progetto Erasmus, chiedendo all'Unione Europea nuove regole in termini di controllo e di sicurezza. Ma l'impegno dei genitori va anche in direzione della verità su quanto avvenuto quel maledetto 20 marzo, in cerca delle eventuali responsabilità e in quest'ottica l'archiviazione di Amposta è stata un duro colpo.
«In attesa di poter avere completa conoscenza delle motivazioni del provvedimento - spiegano gli avvocati dell'associazione - I genitori delle ragazze italiane, sempre compatti ed uniti, hanno prontamente deciso di impugnare la decisione del tribunale di Amposta davanti ai competenti organi spagnoli, così come verrà promossa azione civile per il risarcimento dei danni patiti». Margini per sperare che la partita penale possa essere riaperta in effetti ci sono. Ad esempio, il giudice ha deciso di archiviare il caso ancor prima dell'interrogatorio al conducente dell'autobus, ancora mai ascoltato dalle autorità iberiche. Ma sarà una battaglia dura. Per questo «le famiglie e l'associazione auspicano che le autorità italiane facciano sentire loro il sostegno istituzionale», continuano i legali. E anche qui ci sono margini di speranza, visto che non più tardi di due settimane fa anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella è intervenuto sul caso, chiedendo «una cornice di sempre maggiore sicurezza» per i ragazzi che studiano all'estero.
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