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Strage di Ustica I familiari di Dettori chiedono la verità
GROSSETO. Chiedere al ministro della Difesa Roberta Pinotti il reintegro di Mario Ciancarella, al momento della strage di Ustica capitano pilota dell’Aeronautica militare e che nel 1983, dopo la...
GROSSETO. Chiedere al ministro della Difesa Roberta Pinotti il reintegro di Mario Ciancarella, al momento della strage di Ustica capitano pilota dell’Aeronautica militare e che nel 1983, dopo la stessa strage, venne radiato con un decreto che porta la firma falsa del presidente della Repubblica Sandro Pertini, come è stato dimostrato dal tribunale di Firenze quest’anno. È quanto intendono fare, durante un question time, il vicepresidente della Commissione Antimafia Claudio Fava (Si) e il deputato del Pd Davide Mattiello, delle commissioni Giustizia e Antimafia.
«Chiederemo al ministro se ci sia l’intenzione di saldare quel debito nei confronti di Ciancarella - ha spiegato Fava, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio - perché c'è stata una manipolazione della verità e il reintegro un debito di verità e di restituzione di dignità che la Repubblica ha nei confronti del militare. Ma chiederemo anche al ministro, a 36 anni dalla strage di Ustica, di riferire in aula su questi anni di depistaggi. La verità non può essere prescritta».
«La radiazione, che mi fu comunicata l'11 ottobre di 33 anni fa - ha raccontato Ciancarella - mi sembrò in quel momento la fine di un calvario iniziato nel 1980 con la mia incarcerazione e una notte di violenze. Mi fu subito chiara la falsità della firma del presidente della Repubblica nel decreto di radiazione, ma ho impiegato 17 anni a trovare un avvocato che volesse difendermi. Sono qui a ribadire la speranza di vedermi restituita la dignità e i dovuti riconoscimenti amministrativi».
Per Mattiello «doveroso mettere al centro dell'attenzione pubblica la vicenda di Ciancarella, che si inscrive all'interno della vicenda più ampia di Ustica». Vicenda, quella del reintegro di Ciancarella, che tocca direttamente anche la nostra città. Alla conferenza stampa a Roma, c’era anche Nadia Furlani, vice presidente dell’Associazione antimafia "Rita Adria", che in questi anni ha sostenuto la ricerca della verità, la famiglia di Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone ritrovato impiccato a Grosseto nel 1987 e gli avvocati Mauro Casella e Goffredo D'Antona. Più di trent’anni fa, Dettori era in servizio a Poggio Ballone e il radar segnalò qualcosa che poi da quelle carte scomparve. Passarono sette anni e il 30 marzo 1987 il corpo di Dettori fu trovato senza vita. Impiccato ad un albero. La mattina dopo la strage però, il maresciallo disse alla moglie e alla cognata: «È successo un casino, per poco non scoppia la guerra. Siamo ancora in emergenza». Parole che poi furono inghiottite dal silenzio. Il maresciallo non raccontò quello che il radar aveva segnato. Era in servizio, quella notte, ma il suo nome era stato cancellato dall’elenco.
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