Il dolore
Irregolarità denunciate e una tariffa lievitata
M5S avevano presentato una mozione caduta nel vuoto
GROSSETO. Centinaia di migliaia di euro “a disposizione” del direttore generale dell’Ato Andrea Corti, una gara d’appalto “truccata” e la Tari poi spalmata sui cittadini. Il Movimento 5 Stelle di Grosseto aveva denunciato, con un esposto, quello che poi è finito nell’inchiesta della Procura di Firenze e nelle 51 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Matteo Zanobini nei confronti di Corti (ai domiciliari) e nell’esecuzione di misure interdittive dall’attività professionale e di dirigenza di imprese a carico di tre professionisti. Si tratta dell’avvocato Valerio Menaldi, 52 anni, originario del casertano e fiorentino d’adozione, del commercialista piombinese Eros Organni, 51 anni, Ad di Sei Toscana e Marco Buzzichelli, 54 anni, nato a Colle Val D’Elsa e residente a Poggibonsi, Ad di Sienambiente, la capofila di Sei Toscana. Insieme con loro, sono indagati a vario titolo per corruzione, concussione per induzione e turbativa d’asta dalla procura di Firenze il fiorentino Tommaso D’Onza, 43 anni, socio di Menaldi e il senese Fabrizio Vigni, 60 anni, amministratore di Sei Toscana.
«Nel 2014 i nostri gruppi locali elaborarono una mozione per autotutela dei Comuni di Ato Toscana Sud, dove quanto rilevato dai magistrati era già scritto nero su bianco. Quando presentammo l'atto nei consigli comunali dei territori coinvolti - Siena, Arezzo e Grosseto - gli amministratori locali, soprattutto Pd, ci derisero dicendo “se fosse vera la metà delle cose che dite arresterebbero delle persone”. Intanto uno l'hanno già arrestato ed altri li hanno interdetti. E non crediamo finirà qua», ha detto ieri Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio. «800.000 cittadini di Siena, Arezzo e Grosseto pagano la Tari più alta, per un servizio pessimo di raccolta differenziata guidato da un sistema a quanto pare corrotto alla radice - aggiunge - Un modello da rifiutare quindi, altro che esportarlo al resto della Toscana come vuol fare il Pd». Il funzionamento dell’Ato sud è stato analizzato dagli avvocati del M5S a partire dai documenti accessibili a tutte le amministrazioni, perché pubblici, relativi alla gara d'appalto di assegnazione del servizio a Sei Toscana e al contratto sottoscritto con quest'ultima. «Abbiamo evidenziato gravi criticità e irregolarità in entrambi. Questo lavoro si è tradotto in una mozione dove queste irregolarità e criticità furono evidenziate chiaramente ma nessuna delle amministrazioni l'ha approvata - dice l’avvocata Donella Bonciani - Chiedevamo solo di compiere atti di autotutela entro l’Ato Toscana Sud per esaminare tali documenti messi a disposizione da anni ed eventualmente annullare gara e contratto». Il primo ad essere stato analizzato è il contratto sottoscritto nel marzo 2013 - ha aggiunto l'avvocato Claudio Fiori, parte del gruppo M5S di analisi - un documento di 97 pagine, tre volte lo schema tipo approvato dalla Regione Toscana. Nella delibera di approvazione scrissero "apportate leggere modifiche" e si commenta da solo. Leggendo il contratto emergevano situazioni strane, evidenti. Il contratto prevede che il progetto di realizzazione del servizio fosse da presentarsi dopo l'aggiudicazione, cioè il concorrente non presentava prima come avrebbe svolto le attività e l'importo corrispettivo era basato ad esempio su un calcolo raccolta cassonetto tot euro. Ma quanto costa il servizio dipende da come lo realizzo: se un cassonetto lo svuoto una volta a settimana per 4 euro, costo meno ma con un servizio più scarso, rispetto a chi lo svuota a 3 euro ma 10 volte a settimana. Come si può fare una gara con queste premesse?». Una domanda che evidentemente è la stessa che si sono fatta i magistrati fiorentini. «Nella selezione avevano inserito dei criteri cuciti su misura per far vincere Sei Toscana - aggiunge l’avvocato - come quello della Tia: nel bando si prevedeva che appena vinta la gara il concorrente avrebbe dovuto pagare al precedente gestore quantomeno 10 milioni di Tia non riscossa. Se io come vinco la gara devo pagare il precedente gestore, che partecipa alla gara, è evidente che privilegio questo, perché è l'unico che se vince di certo non si deve auto pagare 10 milioni».
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