Il Tirreno

Grosseto

Truffa del fotovoltaico a Sticciano Niente processo per Vecchioni

di Pierluigi Sposato

Non luogo a procedere all’udienza preliminare anche per gli altri amministratori de Il Ceppo srl L’ex presidente della Camera di commercio era davanti al giudice in qualità di imprenditore privato

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non luogo a procedere. Il fatto non sussiste. Non ci sarà un processo nei confronti di Federico Vecchioni, 49 anni, già presidente della Camera di commercio ma nella circostanza nelle vesti di imprenditore privato per la questione fotovoltaico Cicalino 1 di Sticciano Scalo: truffa aggravata l’ipotesi, perché alla società di Vecchioni, secondo l’imputazione, sarebbero state erogate dal 2008 somme che non sarebbero state dovute a causa delle presunte carenze dei requisiti della società: circa 3 milioni di euro per il conto energia e 633mila euro per l’energia ritirata dal gestore. Un comportamento che sarebbe andato avanti fino al febbraio 2012. Delle indagini si erano occupati i carabinieri del Noe.

Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci, che ha respinto la richiesta di giudizio avanzata dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro, che in aula ha insistito per il rinvio a giudizio. Niente processo per lui né per i coimputati, Gianni Bonini - anche lui conosciuto imprenditore maremmano - ed Elisabetta Pasinato, moglie di Vecchioni. Era incolpata anche la società Il Ceppo srl, per le questioni relative alle responsabilità derivanti dalla legge 231 (Pasinato amministratore unico, Vecchioni socio e consigliere, Bonini amministratore delegato). Di fronte al giudice si era costituita parte civile Gse spa, cioè il Gestore dei servizi elettrici, con l’avvocato Angelo Nanni di Roma, che si era associato alle richieste dell’accusa.

La vicenda è nota per essere passata su queste pagine già quattro anni fa. All’epoca il procedimento era andato per citazione diretta per truffa semplice (prima udienza gennaio 2013): quando poi, nell’udienza dell’ottobre 2014, il pm aveva rappresentato la maggiore gravità dell’accusa - la truffa aggravata - perché commessa in astratto in danno di un ente pubblico (Gse è partecipata dal ministero Economia e finanze), il fascicolo era dovuto tornare in via Monterosa per passare il vaglio dell’udienza preliminare. In aula, i difensori (Luca Di Stefano, Luca Lanzalone e Giandomenico Caiazza) hanno sostenuto che non aveva mai avuto luogo alcuna truffa, nei confronti di nessuno, che l’impianto era regolarmente autorizzato e che aveva altrettanto regolarmente operato: e tale condotta aveva consentito di ottenere del tutto lecitamente gli incentivi di legge così come di poter ricevere il pagamento dell’energia elettrica prodotta e venduta.

L’impianto fotovoltaico Cicalino 1 è ancora attivo e l’attività, spiegano i legali, è finalizzata anche a rinsaldare i rapporti con il gestore. Vecchioni e gli altri imputati hanno accolto la decisione con comprensibile soddisfazione, dopo aver sostenuto la piena regolarità del comportamento sin dall’inizio. Le motivazioni dopo la metà di dicembre.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa