Sicurezza
Tragedia dell’Erasmus «Nessun colpevole per la morte di Elena»
Il tribunale spagnolo ha archiviato la causa per l’incidente Il dolore dei familiari delle ragazze: «Andiamo avanti»
GAVORRANO. Sono morte tredici studentesse quel giorno, ma non ci sono colpe.
Così almeno ha deciso il giudice istruttore del tribunale di Amposta, in Spagna, che ieri ha archiviato la causa per l'incidente del bus in Catalogna su cui viaggiavano delle ragazze del progetto Erasmus: morirono in tredici, con età che andavano dai 19 ai 25 anni, tra cui sette italiane.
C'è anche Elena Maestrini in questo triste elenco, partita per la Spagna da Bagno di Gavorrano con i suoi 21 anni e una gran voglia di scoperta. «Vergogna» riesce a malapena a dire suo padre Gabriele, dopo aver saputo dell'archiviazione. «La giustizia spagnola ha voluto uccidere queste ragazze per la seconda volta». È stata un pugno allo stomaco questa notizia. «Sono rimasto scioccato» ammette Gabriele Maestrini, che appena sabato scorso si era commosso per una cerimonia in ricordo di sua figlia al liceo scientifico di Follonica.
La partita giudiziaria però non è ancora finita. Perché se da una parte resta in piedi il procedimento civile, dall'altra l’associazione degli avvocati delle famiglie delle vittime si stanno già muovendo per preparare il ricorso contro la sentenza di Amposta, cercando di far riaprire l'inchiesta penale negli altri due gradi di giudizio. Elementi per poter sperare, del resto, ci sono. Ad esempio, il fatto che ad oggi, a più di sette mesi dalla tragedia, le autorità spagnole non hanno ancora interrogato l'autista che guidava l'autobus.
L'uomo, che secondo la stampa iberica ha ammesso di essersi addormentato alla guida era stato denunciato dalla polizia regionale catalana per tredici "omicidi per imprudenza", ritenendo che all'origine dell'incidente ci fosse un colpo di sonno. In particolare, gli investigatori avevano rilevato dalla scatola nera del bus diversi cambiamenti di velocità prima dello schianto. Elementi con cui la polizia ha ricostruito l'incidente del 20 marzo scorso, quando l'autobus Erasmus¸ partito all'alba da Barcellona per Valencia per la tradizionale festa di primavera delle Fallas, sbandò lungo l'AP-7 vicino Freginals, sfondò il guardrail invadendo la corsia opposta per poi schiantarsi definitivamente. Il giudice di Amposta, però, è stato di un'altra opinione.
Per il magistrato spagnolo il guidatore, rimasto gravemente ferito nell'incidente, circolava alla velocità massima consentita di 100 chilometri orari e aveva rispettato i tempi di riposo regolamentari, ed esclude che possa essere stato distratto da un telefono cellulare. «È una vergogna» dicono da Bagno di Gavorrano, da Follonica e da qualunque altro angolo in cui le persone hanno conosciuto Elena. Ai familiari delle vittime ieri, dopo la notizia dell'archiviazione, è arrivato anche un messaggio dal console italiano a Barcellona Stefano Nicoletti, che si è detto «incredulo» della decisione del tribunale e ha assicurato il suo appoggio ai parenti per le prossime tappe del processo, certo che il ricorso potrà avere corso. «Non finisce qui» assicurano le famiglie delle sette ragazze italiane, pronte ad opporsi con tutti i mezzi contro questa sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
