Attenzione
«Pedinamenti, minacce e percosse alla ex»
Stalking, le motivazioni della condanna a 6 mesi dell’allenatore Magrini: «Aveva sfidato il divieto»
GROSSETO. Lamberto Magrini «non spiccava quale esempio di correttezza e rettitudine, aveva un approccio assolutamente disinvolto nei rapporti interpersonali e un contegno poco rispettoso del suo legame matrimoniale». E ancora «non può certo definirsi un galantuomo». Ma al di là delle considerazioni etiche o sociali, ciò che conta per il giudice è la sussistenza del reato di stalking. Provata, dimostrata, inconfutabile. Anche perché «ha sfidato ripetutamente la misura cautelare»: e in questo caso non ci possono essere giustificazioni, specie «per la scelta di continuare a frequentare i luoghi dove poteva senza dubbio incontrare la persona offesa, scegliendo spiagge e locali in violazione della misura stessa».
Sono alcuni passaggi delle motivazioni adesso depositate per le quali l’ex allenatore del Grosseto e del Gavorrano è stato condannato a 6 mesi, per una parte delle imputazioni per le quali era stato messo sotto processo. Magrini è stato assolto per i fatti precedenti alla misura (30 luglio 2011): condotte che, secondo il giudice Giovanni Puliatti, «paiono scusabili se assimilate alle altrettanto tormentate caratteristiche del rapporto». Un rapporto difficile, fatto di alti e bassi, di sesso e di regali, di gelosie e di fraintendimenti o comunque di illusioni. E poi di delusioni. Perché che la donna «fosse sentimentalmente coinvolta e avesse maturato delle aspettative verso Magrini è circostanza assolutamente comprensibile, parimenti è evidente come la stessa avesse continuato a nutrire, se non speranze, quantomeno un coinvolgimento verso colui che aveva addirittura sperato potesse far da padre al proprio figlio». Combattuta tra ragione e sentimento, la donna aveva avuto atteggiamenti che il giudice legge come ambigui o poco decisi, ma comunque da ricomprendere nel tentativo di «calmierare» il comportamento aggressivo di Magrini che non si era rassegnato alla fine della storia, voluta da lei. Tutto prende una connotazione di assoluta responsabilità dal giorno del divieto di avvicinamento. Quelle che potevano essere lette come «schermaglie amorose» assumono un carattere penale da quel giorno: vere e proprie molestie, «un assillante controllo che sfociava in atteggiamenti ossessivi, aggressivi e minacciosi che, reiterati sistematicamente, esasperavano la parte lesa, evidentemente già provata da mesi di insistenti pressioni e violenti contrasti».
Nessuna casualità, come ha provato a sostenere Magrini, per voce sua e del suo avvocato Franco Libori: ci furono minacce, ci furono percosse, ci furono pedinamenti. La donna era stata costretta a chiedere l’aiuto di amiche e sorella, a fingere di non essere stata in casa, a inventare relazioni sentimentali pur di tenerlo lontano. Assoluzione con formula dubitativa per i fatti precedenti al 30 luglio 2011 ma anche per l’episodio di violazione di domicilio (la consegna delle ciliegie sul tavolo del giardino). Magrini, condannato anche a versare una provvisionale da 3.000 euro, adesso potrà proporre appello.
Pierluigi Sposato
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