Il Tirreno

Grosseto

Fondazione Cultura, ancora polemiche

Fondazione Cultura, ancora polemiche

Il centrosinistra interviene dopo dimissioni e nuova nomina: «Così si dà una rappresentanza parziale della nostra comunità»

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GROSSETO. Continuano a far discutere le dimissioni del presidente della Fondazione Grosseto Cultura Giuseppe Chigiotti. Interviene l’opposizione alla giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, con un lungo intervento a firma dei consiglieri comunali di centrosinistra: Lorenzo Mascagni, Carlo De Martis, Manuele Bartalucci, Marilena Del Santo, Ciro Cirillo, Rinaldo Carlicchi, Marco Di Giacopo, Catuscia Scoccati.

«Qualche giorno fa con le dimissioni del presidente della Fondazione Grosseto Cultura – scrivono i consiglieri – registravamo il fallimento del nuovo corso che il sindaco e l’assessore alla cultura avevano inteso imprimere alle politiche culturali della nostra città».

Secondo l’opposizione «Era il fallimento – scrivono – non solo dell’idea stereotipata di una Grosseto culturalmente mediocre, ma anche dell’idea che la cosa pubblica possa essere amministrata fuggendo il confronto con la complessità delle diverse anime che animano una comunità».

«Auspicavamo – sottolineano i consiglieri – che con l’occasione di quella esperienza si facesse tesoro» .

E veniamo alla nomina di Francesco Mori alla presidenza della Fondazione Grosseto Cultura. «Dalle dichiarazioni che ne sono seguite da parte del neopresidente, del sindaco e dell’assessore alla cultura possiamo dire che quel nostro auspicio è rimasto lettera morta». Piuttosto, secondo il centrosinistra è emerso l’assenza di un progetto politico culturale, la volontà di un ridimensionamento, se non di uno smantellamento della Fondazione».

Nata nel 2008 per gestire per conto del Comune alcuni servizi culturali – l’Istituto musicale, il Museo di storia naturale, il Cedav – dal 2014, ricordano i consiglieri, è una fondazione di partecipazione’, cioè aperta all’adesione di soggetti privati. Ad oggi, descrive l’opposizione, hanno aderito a questo progetto circa 500 soci con lo status di sostenitori, tra i quali importanti partner privati, e cinque “soci aderenti” che condividono con il Comune la responsabilità della nomina degli amministratori, del controllo della gestione e del sostegno finanziario della Fondazione.

«Per il nostro territorio si tratta di un’esperienza inedita – valutano – che ha consentito alla Fondazione di andare oltre la pura gestione dei servizi a suo tempo trasferiti dal Comune, innescando processi partecipativi virtuosi ed individuando forme di autofinanziamento che hanno condotto ald un’offerta culturale significativa per qualità e quantità, senza aggravi per il bilancio pubblico e consentendo di alleggerire l’impegno finanziario del Comune».

Grazie a tutto questo, secondo i consiglieri di centrosinistra, la Fondazione è un soggetto riconosciuto, riconoscibile e insediato a pieno titolo nella realtà sociale e civica della città.

«Il rischio di un progressivo smantellamento della Fondazione Grosseto Cultura – teme il centrosinistra – porta con sé non solo il rischio di maggiori oneri per le casse comunali (a meno che non si pensi di chiudere alcuni servizi), ma anche il rischio di un più complessivo smantellamento delle politiche culturali nella nostra comunità».

«Il presidente della Fondazione – si legge ancora nell’intervento dei consiglieri – deve avere la capacità di intercettare fondi privati, riuscendo a conciliare le varie anime del panorama culturale locale». Alla luce di questo “mandato” «il curriculum professionale del nuovo presidente – aggiungono – non può che indurre qualche perplessità rispetto alla scelta compiuta dal sindaco».

«Solo qualche settima fa, all’indomani della Notte Visibile della Cultura – il sindaco elogiava pubblicamente la Fondazione, il suo presidente e il direttore di Clarisse Arte, mentre oggi sconfessa se stesso nominando a presidente una figura che si è sempre posta in modo conflittuale (per usare un eufemismo) con la stessa Fondazione proprio con il progetto della Città Visibile».

«A nostro parere – osservano – la cultura non è un territorio circondato da confini, ma l’area migliore per il confronto. Non siamo una città disabitata dalla cultura, e questa amministrazione non può piegare le politiche culturali per offrire una rappresentazione parziale della società, o peggio per affermare una ideologia, magari oscurantista, intollerante e chiusa alla creatività».

«La Fondazione ha fin qui manifestato di avere un’anima leggibile – continuano – proponendosi come uno spazio libero, luogo di identificazione e di ricerca di valori condivisi Confidiamo che questa esperienza non venga interrotta: sarebbe un danno irreparabile per la nostra città».

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