Sicurezza
«È caduto, l’ho solo aiutato a rialzarsi»
Luca Mastropietro ha risposto alle domande del giudice negando di aver picchiato Carrucoli. Anche la compagna si difende
GROSSETO. «Avevamo bevuto un po’, quella sera. Ci siamo fermati per fare pipì sulla discesa delle tombe e Claudio è caduto in quel collettore per l’acqua in cemento. Io l’ho solo aiutato a venire fuori da lì». È questa la ricostruzione fatta da Luca Matropietro, l’uomo di 45 anni finito in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Claudio Carrucoli. Lo ha ribadito più volte, aggiungendo altri dettagli a quella notte tra il 10 e l’11 settembre. Lo ha fatto nella sala del carcere di via Saffi dove è stato interrogato dal sostituto procuratore Marco Nassi e dal giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio, alla quale l’avvocato dell’uomo, che difende anche la sua compagna Alessia Morettoni, ha già presentato istanza di revoca delle misure. «Claudio pesava molto - ha detto Mastropietro - Dapprima ho cercato di tirarlo su da dietro, prendendolo per la cintura dei pantaloni. Ma quando mi sono accorto che non ce la facevo, sono andato davanti e gli ho appoggiato un ginocchio sull’addome, prendendolo sotto le ascelle per aiutarlo a rimetterlo in piedi». Tutto questo sarebbe successo in quella stradina al buio, sotto gli occhi dell’unico testimone, l’uomo che era a cena con loro. «Era buio - aggiunge - dall’auto l’altro nostro amico non avrebbe potuto vedere quello che stava succedendo fuori». Non avrebbe potuto vedere né il tentativo fatto da Mastropietro di aiutare Carrucoli a uscire da quel “tombino” e nemmeno i calci all’addome che secondo i carabinieri della stazione di Sorano, insieme ai militari del nucleo investigativo, il quarantacinquenne avrebbe sferrato in un momento d’ira, dopo aver spaccato anche il parabrezza della Fiat Pianda sulla quale viaggiavano.
Dopo la sosta in quella strada, i tre sarebbero ripartiti, sulla stessa auto. «Ho lasciato i miei due amici al bar - ha detto ancora Mastropietro - e sono andato a casa. Il mattino dopo ho chiamato Claudio per chiedergli se volesse che lo accompagnassi all’ospedale, se stesse male dopo quella caduta ma lui mi ha detto di non aver bisogno di cure». Carrucoli si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Pitigliano 19 ore dopo l’episodio. Dopo le botte prese o dopo una semplice caduta? Le due versioni, quella dell’uomo difeso dall’avvocato Giuseppe Mario Antonio Pisauro e quella messa nero su bianco dal giudice per le indagini preliminari sono lontane anni luce tra loro. «Il mio cliente - dice l’avvocato Pisauro - è tranquillo ma soprattutto è esterefatto. Non capisce perché sia stato arrestato, non capisce perché sia finito in questa storia. Era amico di Claudio, quella sera aveva pagato la cena lui e non c’è stato alcun litigio tra loro». Secondo le indagini dei carabinieri invece, la sera tra il 10 e l’11 settembre, Mastropietro sarebbe andato su tutte le furie perché Carrucoli aveva detto ad Alessia Morettoni dove si trovassero. «In realtà la compagna di Mastropietro - spiega l’avvocato - era andata a riprendere il loro figlio più piccolo che era rimasto con i tre uomini. Non c’è stata alcuna discussione tra loro e non c’è stato nessun diverbio con Carrucoli». Mastropietro, dopo aver lasciato i due amici al bar, sarebbe quindi andato a casa. E anche Alessia Morettoni, 39 anni, compagna dell’uomo che è ai domiciliari con l’accusa di aver depistato le indagini, ha scelto di rispondere alle domande del magistrato. La donna, nei giorni successivi alla morte di Carrucoli, è stata intercettata dai carabinieri e sarebbe stata lei, secondo l’accusa, a creare una sorta di “regia” per togliere dai guai il compagno sul quale le voci, almeno in paese, si facevano sempre più insistenti. «Aveva saputo che c’erano queste voci insistenti in paese - dice l’avvocato Pisauro - e si era impaurita. Ma non è stata lei a chiamare l’altro amico per convincerlo a non rispondere al magistrato. Lei sapeva quello che le era stato raccontato dal suo compagno, ovvero che Carrucoli era caduto in quel collettore dell’acqua perché aveva bevuto troppo». Il sostituto procuratore Nassi, durante l’interrogatorio ha chiesto conto alla donna anche di quel post prima scritto e poi rimosso sulla bacheca di facebook di Carrucoli. Un post che agli occhi di molti, in paese, era quasi suonato come una confessione. «Nulla di più sbagliato - ha detto l’avvocato - la Morettoni aveva soltanto paura perché in paese non si parlava d’altro e perché erano state sentite decine di persone. La sua era soltanto paura».
Paura che alla fine si è rivelata fondata. Due mattine fa i carabinieri sono andati a bussare alla porta della coppia con un’ordinanza di custodia cautelare per entrambi. Mastropietro per ora resta in carcere, il gip Montesarchio si è riservata sull’istanza presentata dall’avvocato, così come per la Morettoni che è ai domiciliari.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Mastropietro ha fatto anche riferimento a una caduta dalle scale di Carrucoli precedente a quella serata. Una caduta della quale gli avrebbe parlato proprio l’amico. I risultati dell’autopsia, secondo il difensore della coppia, sarebbero compatibili anche con la caduta nel collettore dell’acqua. Ora i due aspettano la decisione del gip sull’attenuazione delle misure cautelari.
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