Sicurezza
Prima il pestaggio poi la morte: arrestato l’amico
Grosseto: Claudio Carrucoli, 43 anni, era deceduto all’ospedale. La compagna di Mastropietro ai domiciliari: «Lo ha coperto»
SORANO. Claudio non aveva detto subito la verità. Non aveva fatto il nome dell’amico con il quale era a cena, la sera del 10 settembre, alla pizzeria La Botte di Sorano. Aveva spiegato al 118, la mattina dopo, di stare male, di essere stato aggredito, preso alle spalle in una stradina al buio «forse da due tombaroli». Poi lo aveva scritto anche sul suo profilo di Facebook: «Sono stato aggredito in una stradina al buio». Due persone che prima lo avevano fatto cadere a terra e che poi lo avevano preso a calci all’addome. C’era una parte di verità nel racconto di Claudio Carrucoli, il quarantatreenne morto all’ospedale di Grosseto il 26 settembre, a causa delle ferite riportate quella sera. Non c’era però un nome al quale ricondurre quell’aggressione.
Nome che è stato scritto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Valeria Montesarchio su richiesta della Procura. Quello di Luca Mastropietro, 45 anni, uno dei due amici che aveva passato la serata in pizzeria insieme a Carrucoli, accusato di omicidio preterintenzionale. Sarebbe stato lui, secondo le indagini dei carabinieri della stazione di Sorano e di quelli del reparto investigativo di Grosseto, a picchiare il quarantatrenne, dopo essersi fermato su quella che a Sorano è conosciuta come la “discesa delle tombe”. Lo avrebbe fatto cadere per terra e lo avrebbe preso a calci all’addome provocandogli ferite interne molto gravi. «Un raptus. Claudio mi ha raccontato di essere stato colpito da Luca alla pancia tanto da “spappolargli” la milza»: è questo che si legge nelle tredici pagine di ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Mastropietro. Parole di una parente di Carrucoli, al quale l’uomo aveva raccontato, nel suo letto d’ospedale, quello che era successo.
Ma in questa vicenda, che si è sviluppata tutta in una stradina in mezzo al nulla, al buio e senza nessuno che potesse intervenire, entra anche un’altra figura. Quella della compagna di Mastropietro, Alessia Morettoni, 39 anni, da ieri mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di aver cercato di sviare le indagini. La donna ai carabinieri non aveva detto di aver ricevuto, alle 2,24 della mattina dell’11 settembre, una telefonata da parte di Carrucoli e aveva spiegato di aver saputo dal suo compagno e dall’amico (non raggiunto da misure) che era con loro che Claudio quella sera era caduto in un “tombino”, in un collettore di raccolta delle acque piovane e di non sapere nemmeno che il parabrezza della Fiat Panda sulla quale i tre stavano viaggiando per arrivare a Montebuono era rotto. Parabrezza che, stando ai risultati delle indagini dei carabinieri, sarebbe stato spaccato dallo stesso Mastropietro prima di aggredire Carrucoli.
Secondo il sostituto procuratore Marco Nassi, la Morettoni sapeva come erano andate le cose e nei giorni seguenti aveva incontrato anche l’altro amico di Carrucoli e del suo compagno, quello che era a cena con loro alla Botte, chiedendogli di tacere su quello che aveva visto quella sera dall’abitacolo dell’auto sulla quale viaggiava. L’uomo, una volta davanti al magistrato aveva raccontato un’altra versione dei fatti, ovvero di non aver visto Mastropietro spaccare il parabrezza della Panda e di aver visto Carrucoli cadere nel tombino, negando che i due avessero litigato.
Una lite, quella tra i due uomini, che sarebbe scoppiata per una discussione avvenuta tra la coppia, che ha due figli piccoli. I bambini erano infatti in pizzeria con il padre e i due amici, ma dopo la cena l’uomo è andato a riaccompagnarli a casa, prima di tornare alla Botte e partire, con Carrucoli e l’altro uomo, alla volta di Montebuono dove i due vivevano. Durante il viaggio, Alessia Morettoni avrebbe chiamato Claudio Carrucoli per sapere dove era il suo compagno. Avevano discusso poco prima e la donna gli aveva detto che quella sera non sarebbe dovuto tornare a casa. A scatenare la rabbia di Mastropietro sarebbe stata quindi la lite con la compagna.
Il quarantacinquenne a quel punto avrebbe perso le staffe: spaccando, prima, il parabrezza dell’auto e picchiando poi il suo amico. Poi il loro viaggio era proseguito, una volta sbollita la rabbia, fino a Montebuono.
Carrucoli si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Pitigliano 19 ore dopo l’aggressione: le sue condizioni erano gravi e l’uomo è stato trasferito all’ospedale Misericordia dove i medici gli hanno asportato la milza. È morto il 26 settembre, in ospedale. Ma in quelle due settimane di agonia ha avuto la lucidità di raccontare ai parenti che erano andati a trovarlo, quello che era successo la notte dell’aggressione sulla strada che porta all’Elmo di Sorano. L’accusa nei confronti di Luca Mastropietro è quello di omicidio preterintenzionale: secondo il medico legale che ha effettuato l’autopsia, i calci sferrati all’addome dell’uomo hanno provocato, seppur a distanza di due settimane, la morte di Carrucoli. I familiari di Carrucoli si sono rivolti a un legale per tutelare i loro diritti.
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