Sicurezza
Telecamere: «Tirate fuori i soldi»
Parla l’ideatore di Difendiamo gli Indifesi: il Comune trovi le risorse per montarle
GROSSETO. Ha raccolto migliaia di firme – circa cinquemila – la petizione lanciata qualche mese fa da Sergio Campo per sollecitare l’amministrazione comunale di Grosseto ad installare telecamere nelle case di riposo e negli asili. “Difendiamo gli Indifesi” era stata battezzata la campagna. A qualche mese di distanza, vediamo qual è il punto di vista del promotore, alla luce anche delle intenzioni manifestate da Palazzo civico.
La sua raccolta firme sembra abbia dato dei risultati: è soddisfatto ?
«Difendiamo gli Indifesi ha contribuito a smuovere le acque e le coscienze. Dico “grazie” a tutte le migliaia di persone che hanno aderito a questa iniziativa».
Il Parlamento ha dato il via all’iter per varare una legge sulla videosorveglianza a tutela, appunto, degli indifesi: cosa ne pensa?
«È molto importante che nei palazzi romani si affronti l’argomento, ma è altrettanto sicuro che dovremo mantenere altissima l’attenzione: sappiamo bene che, spesso, le leggi a Roma hanno la velocità della luce durante un black out ».
Anche il consiglio comunale di Grosseto ha approvato una mozione relativo a questo argomento....
«È una scelta che denota coerenza, visto che sia il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che l’assessore alla sicurezza Fausto Turbanti avevano firmato la nostra raccolta firme. Ho però ascoltato il dibattito in consiglio comunale e ho sentito punti di vista che non riesco a comprendere: si vuole far passare il messaggio che chi è favorevole alle telecamere pensa di trovare una soluzione a questo gravissimo problema solo con la videosorveglianza».
E quindi?
«È falso. Nessuno di noi è così sciocco da pensarlo. Servono misure collaterali per migliorare la formazione e il livello di controllo di chi lavora in queste strutture; queste misure esistono già: vanno solo migliorate e potenziate mentre le telecamere sono una novità assoluta che viene fortemente osteggiata».
La legge in approvazione parla di possibilità di installare le telecamere, mentre lei proponeva l’obbligatorietà: è deluso?
«Avrei preferito che fosse un obbligo. Saranno i genitori a decidere dove portare i propri bambini».
Vede altri limiti alla norme?
«Non capisco perché non si possano installare subito in tutte quelle strutture in cui se ne avverta la necessità: non vedo ostacoli alla tutela della privacy. È previsto un sistema di videosorveglianza cifrato e protetto, visionabile solo dalla Magistratura: quindi, a parte le autorità preposte nessuno, neanche in presa diretta, può visionare le immagini. E allora mi chiedo: dov’è il problema sul fronte della privacy? Esistono decine di posti di lavoro dove ci sono le telecamere e non ci sono nemmeno delle particolari limitazioni: banche-supermercati-farmacie....».
C’è qualche altro sassolino dalla scarpa che vorrebbe togliersi su questo argomento?
«C’è una cosa che mi fa ribollire il sangue: e cioè quando sento entrare in ballo le fatidiche coperture finanziarie. Stiamo scherzando? Questa è un’emergenza sulla sicurezza di persone indifese, questo argomento ha una priorità assoluta».
E allora?
«E allora le coperture si devono trovare. Trovarle è il compito di chi amministra la comunità. E poi non si parla di cifre enormi e non si parla di cambiare il colore delle panchine».
(r.g.)
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