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Grosseto

«Non posso morire, devo vincere la causa»

«Non posso morire, devo vincere la causa»

Ennesimo intervento chirurgico per Sandra Pelosi. Ha un contenzioso aperto con banche e assicurazione

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GROSSETO. «Non posso ancora morire. Non posso farlo perché prima devo avere ragione dal giudice». Forse scherza, forse no. Forse è solo un modo per cercare di esorcizzare la cattiva sorte.

Sandra Pelosi, l’imprenditrice 55enne di origine senese e maremmana di adozione, è ricoverata in ospedale dopo essere stata sottoposta a un lungo e delicato intervento chirurgico al femore. Ennesima tappa di un calvario che dura dal settembre 2010, quando all’ippodromo del Casalone venne raggiunta al torace dal calcio di un cavallo. Un infortunio sul lavoro, sostiene, un danno da centinaia di migliaia di euro che dovrebbe essere coperto dalle polizze assicurative stipulate e connesse al suo allevamento di cavalli. Una querelle con banche e assicurazioni, che sono di parere opposto, nella quale è rappresentata dagli avvocati Niccolò e Alessandro Antichi e che va avanti da anni e che non si è ancora risolta, anche perché adesso è emerso che l’ambito indagato dal consulente non ha coperto tutto il periodo interessato: la prossima udienza è fissata a marzo.

Una decina di giorni fa l’intervento, urgente, urgentissimo anzi. E adesso la degenza, in una stanza di ortopedia: impossibile pensare alla riabilitazione fino a che l’emocromo non sarà tornato nei limiti. Una situazione che si è sommata a un quadro già compromesso dal morbo di Crohn: immobilità e morfina, chemioterapia e appena 750 euro al mese erogati per il suo sostentamento. Si respira un’atmosfera dolciastra, di aromi e di medicinali, in quella stanza.

«Devo ringraziare il medico che mi ha adoperato, il dottor Danilo Castellani, e tutto lo staff, l’anestesista Roberto Sepe. Siamo stati in sala operatoria per più di cinque ore». Il marito Luigi, accanto anche in questa ulteriore prova, seduto accanto al suo letto, annuisce. «Io non so se ce la farò» dice Sandra, come se volesse piangere. Ma si riprende subito: «No, non posso ancora morire. Prima il giudice mi deve dare ragione». Questione di tempo. Ma Sandra quanto tempo avrà ancora davanti? (p.s.)

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