La manifestazione
Dedo, formidabili quei tuffi per procurarsi latte e cibo
Sensini non aveva esitato a gettarsi e ad affrontare la piena: aveva tre figlie piccole Irene, Eleonora e Paola: «Era coraggioso, non lo spaventavano due metri d’acqua»
di GABRIELE BALDANZI
Alcuni “gesti” di quelle giornate (il 4, 5 e 6 novembre del 1966) sono rimasti impressi nella memoria collettiva. Tra questi i tuffi che faceva dal terrazzo di casa - in via Pietro Micca - Dedo Sensini, allora poco più che trentenne, corredato di muta da sub, pinne e maschera.
Non erano per divertimento, anche se chi l’ha conosciuto scommette ancora oggi che lui, pioniere della subacquea, provasse quasi piacere nell'immergersi e sfidare i gorghi di quelle acque marroni, per portare aiuto a un vicino o tirare fuori qualcosa da un garage. «Nel ’66 - racconta Anna Corradini - abitavo con i miei genitori in via Tazzoli, al primo ed ultimo piano di una palazzina, fortunatamente l'acqua non arrivò fino al nostro appartamento, anche se la paura fu tanta perché non potevamo sapere quanto la piena sarebbe salita. A distanza di tanti anni c'è un episodio che mi colpì moltissimo e che ancora mi ricordo con emozione. Alcune finestre del nostro appartamento si affacciavano sul giardino nel retro della casa, da dove potevamo vedere via Pietro Micca e il cortile con i garage del palazzo vicino. Il giorno 5 (o forse il 6), quando l’acqua era ancora alta e con una forte corrente, vedemmo un uomo in acqua con una muta nera, che a nuoto riuscì ad attraversare la strada, a raggiungere un garage, a tirare fuori un gommone per poi allontanarsi con lo stesso. Dopo mia madre mi disse che era Goffredo Sensini, che avendo tre bambine molto piccole, doveva in tutti i modi procurarsi il latte e il cibo per la famiglia. Ancora oggi mi chiedo come abbia potuto vincere la forza dell’acqua; a quel tempo mi domandavo anche dove avesse trovato il coraggio di buttarsi in quei vortici, ma allora non ero genitore...».
Dedo è scomparso nel 2010 e le tre figlie di cui parla la vicina di casa - Anna Corradini - sono le gemelle Irene Sensini ed Eleonora Sensini (che all’epoca avevano 4 anni) e la piccolissima Paola Sensini (classe 1965). Quest’ultima, ovviamente, nulla ricorda di quei giorni, mentre Irene ed Eleonora, seppure bimbe, hanno diversi flash legati all’alluvione e a babbo Dedo in muta.
«Ricordo bene che si tuffava da quella che era la nostra camera - racconta Irene - e che mamma (Maria Teresa Rabagli - ndr) ogni volta scuoteva la testa e provava a dissuaderlo. Ma era così e anche lei si era abituata, nel tempo, alle sue intemperanze. L’avventura, anche quella estrema, lo attraeva. Non c’era mare che potesse spaventarlo, figuriamoci due metri d’acqua a Grosseto quando era giovane».
Eleonora ricorda che la muta da sub, la maschera e le pinne rappresentavano quasi una seconda pelle per Dedo: «All’epoca, 50 anni fa, la subacquea era una pratica per pochi appassionati. Babbo ha sempre avuto questa passione per il mare. Da giovane teneva una pilotina a Bocca d’Ombrone, poi più tardi la barca a Castiglione per le uscite alle Formiche, a Montecristo, alle Africhelle. Usciva spesso con Nando Franci, il corallaro. Io non mi ricordo di averlo visto immergersi tra i flutti limacciosi che scorrevano sotto la mia attuale casa, ma non dubito che l'abbia fatto, anche perché diverse persone ce l'hanno raccontato: i tuffi dal terrazzo, il canotto o il gommone con cui andava a cercare provviste e perfino le medicine per una ragazza che stava vicino a noi e aveva la febbre alta».
Ma cosa faceva esattamente Goffredo Sensini una volta tuffatosi e raggiunto il canotto? «Anni dopo - sono ancora parole delle sorelle Sensini - ci raccontò che portavano provviste, generi di prima necessità a chi sventolava i fazzoletti dalle terrazze. E poi immagino che portasse anche qualcosa a noi, che rimanemmo bloccate in via Pietro Micca per giorni. Non si tenevano le scorte in casa nel 66. Babbo era generoso e non dimostrava mai di avere paura. Inoltre lo caratterizzava un forte senso di appartenenza. Era portavecchino e grossetano purosangue. Per coloro che erano cresciuti nel quartiere era pronto a dare se stesso».
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