Il Tirreno

Grosseto

Arcigay: "Via Mori da Fondazione"

Francesca Ferri
A sinistra Francesco Mori, a destra Maurizio Tondi
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A sinistra Francesco Mori, a destra Maurizio Tondi

Comitato pronto a raccogliere firme: "Intollerabile che si generi ostilità contro la comunità lgbti"

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GROSSETO Il comitato Arcigay Grosseto Leonardo Da Vinci chiede ufficialmente all’amministrazione comunale della città di Grosseto e al suo sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che venga revocato l’incarico a Francesco Mori alla presidenza della Fondazione Grosseto Cultura, perché «il personaggio meno indicato dal punto di vista sociale». E se il sindaco non accoglierà la richiesta, Arcigay è pronto a raccogliere le firme per convincerlo. «Non è tollerabile in una città come Grosseto che da ambienti preposti a diffondere la cultura si generino ostilità nei confronti delle persone dal diverso orientamento sessuale e dalla diversa identità di genere», dice Arcigay.

La richiesta è contenuta in un comunicato stampa divulgato il 3 novembre a nemmeno 24 ore dalla nomina di Mori da parte del sindaco. Ma perché il nuovo presidente di Fondazione non piace alla comunità lgbti? «Il Comitato territoriale Arcigay Grosseto - si legge nella nota - ha avuto modo di conoscere il pensiero di Francesco Mori attraverso le sue continue “battaglie” contrarie alla cultura del rispetto delle differenze, attraverso le sue continue prese di posizione contro l’equiparazione dei diritti civili, così come ci ha dimostrato durante la campagna per il matrimonio egualitario e ancor più durante la discussione del testo di legge sulle Unioni civili e coppie di fatto. Il suo attivismo in un gruppo integralista e che in Italia tenta di diffondere disinformazione inventando teorie fasulle sull’esistenza di una fantomatica teoria del gender ci preoccupa e ci offende».

Il comitato Arcigay è nato nel 2002 ma è diventato famoso nel 2005 dopo il gay pride che sfilò a Grosseto, il primo in Italia ad approdare in una piccola città di provincia. Da quel momento ha iniziato una fitta collaborazione con le istituzioni (Comune e Provincia) e con altre associazioni locali: Arci, Khorakhanè, Amnesty international, Centro Donna, Olympia de Gouges, Cesvot, ha partecipato alla creazione del Codice Rosa e ha collaborato con la stessa Fondazione Grosseto cultura, per informare e formare i cittadini contro ogni forma di discriminazione.

«Questo - prosegue Arcigay -è un periodo della storia democratica di questo Paese da non sottovalutare. L’Italia ha scelto di procedere seguendo il progresso delle democrazie del mondo, non nascondendosi dietro a principi ideologici inesistenti e che porterebbero il Paese a retrocedere dal punto di vista culturale e sociale. Noi persone lgbti del territorio grossetano non ci sentiamo assolutamente ben rappresentate né tantomeno tutelate dalle posizioni dimostrate da Mori».

«Penso che la cultura sia un importante strumento di ricchezza quando lavora per abbattere le barriere del pregiudizio, della non conoscenza, dell’indifferenza - dice il presidente di Arcigay Grosseto Maurizio Tondi - e che necessiti di persone che siano capaci di integrare le diversità che compongono la società, soprattutto oggi in Italia, che a differenza di altri paesi democratici deve recuperare tante informazioni perse soprattutto nell’ultimo ventennio e Grosseto è certamente un territorio che non può restare ai margini di questa evoluzione culturale e sociale».

Il timore di Arcigay è che le posizioni del neopresidente possano riflettersi sulle scelte della programmazione culturale. «Su molti ambiti gestiti dalla Fondazione Grosseto Cultura - dice Tondi - le sue ideologiche prese di posizione relative alla cultura lgbti potrebbero influenzare negativamente ambienti sociali, culturali e anche educativi della città che hanno il compito di diffondere la cultura del rispetto, la cultura della solidarietà, dell’assistenza e della non violenza anche verbale. Le stesse istituzioni locali potrebbero non accogliere le istanze di tutta quella parte della cittadinanza che si riconosce nei progetti di integrazione e equiparazione per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuate, le loro famiglie, le loro formazioni sociali soprattutto le neonate altre famiglie».

Da qui la richiesta del comitato Arcigay all’amministrazione guidata da Vivarelli Colonna e al sindaco stesso, che ha nominato Mori «auspicando che tale incarico possa essere ricoperto da una persona di garanzia per tutti gli ambienti socio culturalli della città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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