Il Tirreno

Grosseto

«Rivoglio il porto d’armi»

di Fiora Bonelli
«Rivoglio il porto d’armi»

L’appello di un pastore messo in ginocchio dalle predazioni

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ROCCALBEGNA. Dopo la decisione del giudice Giovanni Muscogiuri, che lo scorso aprile aveva assolto per insussistenza dei fatti Franco La Barba, pastore di Roccalbegna, accusato di aver ucciso con un colpo di fucile un cane che stava divorando una sua pecora, adesso Franco vuole riavere il suo porto d’armi e tornare in possesso della carabina e del resto che gli appartiene. «Sono stato assolto - dice - e non c’è ragione che mi sia fatto divieto di detenere armi. Io sono solo, custodisco le mie pecore sopra Vallerona, dove la strada nemmeno arriva e che ogni giorno con grande fatica devo farmi a piedi. Anche se succedesse qualcosa di gravissimo qui nessuno se ne accorgerebbe e mi potrebbe aiutare. Rivoglio le mie armi. Ormai è da aprile che sono stato assolto».

Dopo che ha subito l’ennesimo attacco al gregge, La Barba racconta la sua drammatica situazione: «L’inghippo che sto trovando nel recuperare il mio porto d'armi è solo la ciliegina sulla torta di tutta una serie di problemi che mi angustiano e non mi fanno assaporare la mia pensione. Il dramma più grave sono le predazioni, l’ultima di tre giorni fa. Predazioni da parte di lupi, di ibridi, di cani e di cinghiali. E purtroppo sono predazioni senza risarcimenti adeguati, perché io denuncio la predazione di 10 capi e va bene se me ne riconoscono una. I conti non tornano mai, per via di quei buchi sul collo delle pecore. Se non si vedono quei buchi, niente risarcimenti. Ma tutti sanno bene che se le bestie non si trovano subito, se le mangiano i cinghiali o i predatori stessi. Tutti sanno che a volte i predatori mangiano tutto quanto e quei buchi è impossibile vederli. Per dimostrarlo - aggiunge - ho messo per lungo tempo una fototrappola nel mio pascolo e ho consegnato a chi di dovere un video dove si vede benissimo l’aggressione di una pecora e si vede il lupo che si porta via la carcassa. Questa è la situazione. Allora dico: per me è uguale dare le pecore al macellaio o al lupo. Ma basta che mi risarciscano».

L’ultima predazione, invece, è andata bene. I buchi in gola si vedevano benissimo. Non così per il montone fatto fuori poco prima che è stato mangiato dal cinghiale e dunque niente risarcimenti. «Eppure la carcassa l’ho dovuta smaltire lo stesso e portare a Manciano da Vallerona. Mi sono fatto a piedi chilometri, perché la strada non c'è più e il fuoristrada non ci arriva - racconta - Tutto è a nostro svantaggio. Costringono le aziende a chiudere e non si sa per quale motivo. I lupi sono tutti al loro posto, i cinghiali ci circondano, le strade non ci sono più. Conosco gente che ha l'azienda all'asta. Io stesso che faccio questo lavoro da quando avevo 11 anni, me la passo malissimo. Non ho pagato 6.000 euro di contributi Inps e quindi non me li hanno potuti mettere in detrazione nella dichiarazione dei redditi per la quale avrei dovuto pagare 2.500 euro. Si aggiungono a questo 900 euro di anticipo Irpef. Non ho pagato nulla per ora e dunque ho un debito di 9.000 euro. Coi soldi della Pac ho restituito delle somme a amici che me li avevano prestati. Aspettavo gli agnelli, ma le pecore terrorizzate dalle predazioni non partoriscono e dunque né vendo né incasso».

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