Sicurezza
Poste in sciopero contro la privatizzazione
L’allarme dei sindacati: «Rischiano di scomparire gli uffici dei piccoli paesi». Domani aperte solo 5 sedi
GROSSETO. Con i suoi 97 uffici postali (erano 130 fino a otto anni fa) e i suoi 630 dipendenti disseminati in un territorio di 450.000 metri quadrati e 28 comuni le Poste della provincia di Grosseto rischiano di subire i contraccolpi più forti della privatizzazione alla quale il governo ha dato il via libera lo scorso giugno. Congelata dopo le prime proteste dei sindacati, non è comunque stata cancellata dall’agenda, dato che _ come spiegano i rappresentanti dei lavoratori _ nel Def per gli anni 2017-2019 sono confermate le privatizzazioni in essere.
Per questo domani i dipendenti delle Poste incroceranno le braccia e raggiungeranno a Firenze i colleghi di tutta la Toscana per dire no alla privatizzazione dell’azienda. Lo sciopero è indetto da Slp-Cisl, Slc-Cgil, Failp-Cisal, Confasal.com e Ugl-Com e le manifestazioni avverranno in tutti i capoluoghi di regione e a Roma. «Sono attesi 16 pullman a Firenze», dice Graziano Benedetti, segretario provinciale Slc -Cgil.
In provincia di Grosseto resteranno chiusi tutti gli uffici postali tranne cinque: saranno aperti solo Grosseto centro, Arcidosso, Manciano, Follonica e Orbetello per i servizi di sola accettazione (non di spedizione) di telegrammi, raccomandate e assicurate.
I lavoratori delle Poste grossetane si sono riuniti ieri in assemblea nella sala conferenze di Confindustria Grosseto. Circa 70persone hanno ascoltato i sindacati per mettere a punto la protesta. Erano presenti Vito Romaniello, segretario regionale Slp-Cisl, Luigi Ferraro, segretario regionale Failp-Cisal, il già citato Benedetti, segretario provinciale Slc-Cgil, Doriano Orlandini, segretario provinciale Confsal.com, Claudio Capolongo, coordinatore provinciale Ugl-Com. Mancava solo la Uilposte Toscana, che non aderirà allo sciopero, definito dal segretario Renzo Nardi «un’inutile perdita di tempo».
Non la pensano così gli altri sindacati, che a Grosseto rappresentano circa il 70% dei dipendenti (oltre 440 persone). «Un’azienda che punta al profitto tende a chiudere gli uffici periferici», dice Romaniello. «La prima ricaduta sarà il dimensionamento del presidio territoriale», dice Ferraro.
Lo sciopero arriva dopo la decisione presa dal consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e di conferire a Cassa depositi e prestiti il rimanente 35% del capitale. Il ministero dell’Economia così esce definitivamente dall'azionariato di Poste dopo il primo collocamento azionario del 30% a ottobre 2015.
Quanto ai tagli, Poste li aveva già minacciati da prima. Erano dieci gli uffici postali del Grossetano che l’azienda voleva chiudere per risparmiare. I Comuni fecero tutti ricorso al Tar e i giudici sentenziarono che dovessero rimanere aperti. Di quell’esperienza è rimasta la consegna della corrispondenza a giorni alterni nelle zone più fuorimano, contestata recentemente dal Parlamento Europeo.
Ora, secondo i sindacati, la minaccia riaffiora. La privatizzazione, dice la Slc Cgil, «ha il solo fine fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio». (f.f.)
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