Sicurezza
L’allarme dei residenti: «Qui bivaccano e urinano»
Grosseto, chi vive nel quartiere di via Inghilterra non ne può più: il primo piano del complesso commerciale è ormai in degrado
GROSSETO. Di notte diventa un dormitorio di fortuna il primo piano del complesso commerciale di via Inghilterra che ospita la storica Coop, oggi chiusa per ristrutturazione, dopo il taglio del nastro del nuovo iper store al Commendone. Presto, la mattina, invece, si trasforma in una toilette. «Io mi alzo la mattina, tiro su le tapparelle – ci racconta una residente – e dalla mia finestra vedo persone che urinano di fronte a quel vetro» (una delle grandi aperture del primo piano dell’edificio).
La testimonianza è senza dubbio vera. Se sali infatti al primo piano del complesso commerciale di via Inghilterra senti subito un odore acre, nauseabondo. Ti guardi intorno e ci sono le tracce del bivacco: cartoni usati a mo’ di giaciglio, accuratamente ripiegati, e questo ti suggerisce che sono lì per essere utilizzati la prossima notte; sopra ad essi c’è persino poggiata una valigia. E poi c’è immondizia, bottiglie di vetro, lattine, cartaccia sporca, rifiuti.
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Non è una novità. Era il dicembre 2013 quando nelle stanze della Prefettura di Grosseto si svolse un incontro ad hoc – presente l’allora prefetto Anna Maria Manzone e l’allora sindaco Emilio Bonifazi – che aveva come obiettivo quello di trovare una soluzione ai bivacchi e alla sporcizia nella quale stava annegando via Inghilterra. Non è cambiato nulla. Anzi, qualcosa è peggiorato perché è cambiato il clima, l’aria che si respira. La chiusura del supermercato Coop, che garantiva il brulichio della quotidianità socialmente vissuta, è percepita, secondo i residenti del quartiere, come una sorta di dismissione: anche se in effetti così non è, dato che Unicoop Tirreno promette di riaprire quel supermercato tra gennaio e febbraio. “Dismettere”, o quanto meno arretrare momentaneamente, significa creare un vuoto, che qualcuno riempirà. Per ora questo vuoto si riempie di disagio, che si trasforma in degrado. Chi dorme lì non ha probabilmente altre chance dalla vita. Chissà.
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È sfortunato quel primo piano della struttura commerciale, costruito con tanti progetti ma mai decollato. Lì c’è un cinema nel quale non è mai stata proiettata una pellicola. Settecento posti, in totale, occupati sporadicamente.
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A memoria d’uomo si ricorda un convegno dell’allora Pci, che si tenne una trentina di anni fa anche per dare aria alla sala. Poi venne utilizzato anche come deposito del Museo Archeologico: tanto per farne qualcosa. Quel cinema venne tirato su con risorse frutto degli oneri di urbanizzazione: con soldi pubblici, dunque.
Che peccato. Ma c’è una proposta che arriva da quei residenti a cui va via il cuore vederlo ridotto così: eccola. Perché non trasformare quel cinema in cui nessuno mai ha visto un film, neppure di cassetta, in un centro di aggregazione per anziani? Sarebbe un modo per restituire qualcosa a questa comunità: gran parte di essa si è sposata, ha fatto figli, ha sudato sul lavoro ed è invecchiata intorno a quel supermercato, talmente metasignificante da essere considerato un vero e proprio luogo di aggregazione, ma che oggi è chiuso.
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