Il Tirreno

Grosseto

Fondazione cultura Francesco Mori è il neopresidente

di Francesca Ferri
 Fondazione cultura Francesco Mori è il neopresidente

Pittore, incisore e docente, è stato nominato dal sindaco Spesso critico verso l’istituzione, dovrà trovare fondi

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GROSSETO. Francesco Mori è il nuovo presidente della Fondazione Grosseto Cultura. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna lo ha designato ieri ripristinando il vertice dell’istituzione rimasto vacante dopo le dimissioni dell’architetto Giuseppe Chigiotti a fine ottobre.

Classe 1975, una laurea e un dottorato di ricerca in Storia dell’arte, Mori guiderà l’ente istituito nel 2008 dal Comune di Grosseto che gestisce alcuni importanti ambiti di promozione culturale cittadini come l’Istituto musicale comunale Palmiero Giannetti, il Museo di storia naturale della Maremma e Clarisse Arte (pinacoteca ed ex Cedav).

Pittore, incisore, calligrafo e miniatore, Mori è docente in diversi corsi di storia dell’arte, disegno, pittura. Nel 2006 ha dipinto una riproduzione della vetrata realizzata da Duccio di Buoninsegna per la cattedrale di Siena. Nel 2007 Vittorio Sgarbi, per conto della commissione incaricata della ricostruzione del duomo di Noto, lo ha chiamato a realizzarne le vetrate. Nel 2015 ha dipinto il drappellone del palio di Siena del 2 luglio.

In questi giorni, in attesa della nomina del nuovo presidente, anche in seno all’amministrazione si era aperto il dibattito su quale figura potesse ricoprire meglio il ruolo di presidente, se un manager, capace di intercettare fondi privati e attingere ai grandi bandi nazionali ed europei, oppure un politico, in grado di fare rete e conciliare le varie anime del panorama culturale locale.

Il vicesindaco Luca Agresti due giorni fa sul Tirreno aveva auspicato l’arrivo di «una figura importante, spendibile e capace», in grado di trovare fondi alternativi al contributo comunale, perché «uno dei motivi per cui vengono fatte le fondazioni è perché esse cerchino finanziamenti privati. E questo compete al consiglio di amministrazione», aveva detto.

Alla fine, però, Vivarelli Colonna ha scelto un artista. La sua è stata una scelta forte e di rottura con la Fondazione e la sua offerta culturale di questi anni. Una scelta che ha premiato una figura che già in passato si è posta in modo conflittuale con Fondazione.

In città Francesco Mori è molto conosciuto per la protesta che fece nel giugno del 2015 contro il murale di Zed1, realizzato nel muro in cemento davanti al Cassero senese, per anni “tela” prediletta da imbrattatori e vandali. Il murale venne realizzato con un concorso di idee nell’ambito del Premio Monicelli promosso proprio da Fondazione Grosseto cultura. Durante la lavorazione Mori si presentò sul luogo con un cartello con la scritta «Scempio in atto» e definì l’intervento «l’estetica del degrado che viene istituzionalizzato». Ne nacque un dibattito su Facebook dove, per la verità, la maggior parte dei commentatori disse di apprezzare l’iniziativa. L’opera, per la cronaca, è ancora lì e il muro non è mai più stato vandalizzato.

Anche la premiazione nel 2015 di Emma Bonino, storica leader radicale, già candidata alla presidenza della Repubblica, nell’ambito del Premio Monicelli finì nel mirino di Mori. L’ex ministra e senatrice fu additata come «superabortista» e bollata come «degna scelta per un concorso intitolato a chi è morto maledicendo la vita e disprezzando la speranza come una trappola» (Mario Monicelli è morto suicida). Con queste premesse il neopresidente è chiamato a raccogliere l’appello che proprio due giorni fa dal Tirreno il curatore del Premio Monicelli, Mario Sesti, ha fatto all’amministrazione per conoscere il destino della manifestazione. Al momento il Comune non ha risposto.

Per niente lusinghiero è poi il giudizio di Mori sull’ultima edizione della Città Visibile, fiore all’occhiello di Fondazione Grosseto cultura, il cui tema quest’anno è “Per nascita e per scelta. Arti al femminile in Maremma”. In particolare al pittore non è piaciuta l’opera di copertina del catalogo, “Vanda 70” di Elena Testi, una carta da parati con disegni di ovaie, tube, uteri e vulve. Le iniziative di promozione artistica legate ai temi della sessualità e dell’omosessualità del resto sono da tempo oggetto del biasimo di Mori che, sempre in un post su Facebook, ha tacciato il Cedav di fare «propaganda Lgtb».

Diritti civili, libertà individuali, parità dei sessi e diritti delle persone omosessuali, temi che hanno permeato l’edizione 2016, non appartengono al lessico del neopresidente, sostenitore delle iniziative delle Sentinelle in piedi e contrario ad aborto, divorzio e matrimonio gay.

Destino ha voluto che proprio la sua poltrona sia stata occupata fino a pochi giorni fa da un paladino dei diritti gay. L’architetto Chigiotti è stato infatti il primo in Italia a far registrare in un registro comunale, quello di Grosseto, il proprio matrimonio contratto all’estero col compagno di una vita, aprendo di fatto la strada alla legge sulle unioni civili.

Uno dei motivi per i quali l’architetto se n’è andato è che al suo progetto mancava la base finanziaria che compete al presidente stesso trovare, insieme al cda. Riuscirà Mori a intercettare i fondi necessari alla realizzazione delle iniziative della Fondazione e al funzionamento della scuola di musica, del Museo di Stria Naturale e della pinacoteca e polo espositivo Clarisse Arte, nel momento in cui l’amministrazione ha tagliato ulteriormente il contributo pubblico, abbassandolo alla soglia minima di funzionamento della struttura?

Dalla Fondazione ieri non si sono levati commenti alla notizia della nomina di Mori. Vedremo come reagiranno la città e i soci privati a questa scelta così dirompente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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