Sicurezza
Cinquant’anni di storia dal Telegrafo al Tirreno
Oggi e domani tre regali speciali con il giornale in edicola
Il giorno della memoria è a un passo. Domani, 4 novembre 2016, l’orologio della storia batterà cinquanta rintocchi, tanti quanti gli anni trascorsi dall’alluvione di Grosseto.
Era il 4 novembre del 1966 e la città di ritrovò in ginocchio, invasa dal fango e dall’acqua arrivata con inaudita violenza dal fiume Ombrone. Un morto e danni ingentissimi, decine di migliaia di esistenze che – da quel giorno – non sarebbero mai più state come prima.
In quello stesso giorno fa l’Arno devastava Firenze, seminando vittime e soprattutto ferendo a morte un patrimonio storico, artistico e culturale che il Mondo intero – allora come oggi – considerava suo. Fu per questo che, in quelle settimane, il Mondo accese i riflettori sulla grande città d’arte infilando Grosseto e la sua sofferenza in un cono d’ombra dal quale ancora oggi “la grande piena dell’Ombrone” non sembra essere uscita.
Per i grossetani la memoria di quei fatti è tutt’altro che una cartolina. È sangue vivo, ferita aperta, racconto che si tramanda di generazione in generazione, magari affacciati sulla golena gonfia quando – oggi come ieri – piove un po’ più del solito e il fiume torna a far sentire il suo fiato sul collo della città.
Per tutti gli altri, invece, quei fatti sono del tutto o quasi sconosciuti. E se il tempo non li ha definitivamente cancellati, è anche e soprattutto grazie all’ostinazione dei grossetani, alla loro esigenza di non dimenticare.
Ma anche a chi, nel 1966, diede immagini e parole “all’alluvione per la povera gente” – come la definirono Pilade Rotella e Luciano Bianciardi in un libro dell’anno successivo – documentandola per gli archivi del futuro.
Tra questi i giornalisti del Telegrafo, il “giornale locale” che dal 5 novembre e poi per mesi raccontò quotidianamente il disastro, lo sgomento, la solidarietà collettiva, l’orgoglio, il coraggio nella ricostruzione dei grossetani, contribuendo a farli sentire comunità e a far sentire la loro voce – a cominciare da quella dell’allora sindaco Pollini – anche fuori dai confini della città, anche a chi pareva non sentire.
Ecco allora, in occasione del cinquantesimo anniversario, un’iniziativa speciale voluta dal Consorzio di Bonifica e dal Tirreno, che hanno chiesto all’editore Mario Papalini (Effigi) di ristampare in un fascicolo le pagine del Telegrafo del novembre 1966. Un documento eccezionale, il racconto della grande piena “in presa diretta”, che domani il Tirreno regalerà insieme con il quotidiano in edicola ai suoi lettori.
Sfogliando quelle pagine si ha la sensazione di vivere – ora dopo ora, giorno dopo giorno – le ansie, le paure, lo sbigottimento della città alluvionata. E anche la sua rabbia, testimoniata da un editoriale dell’11 novembre a firma di Beppe Bottai: “Il lutto di Grosseto non si addice alla tv” era il titolo, sfogo amaro di una comunità che sette giorni dopo il disastro si sentiva dimenticata.
In pagina, ovviamente, anche le foto straordinarie di due giovani reporter, Mario Bernieri e Antonio Ferrari: l’Agenzia Bf, il cui archivio è ancora oggi la più vasta e significativa fonte di documentazione sulla tragedia del 1966.
Proprio da quell’Archivio arrivano le immagini che – da una settimana e per altri quindici giorni – quotidianamente il Tirreno regala ai suoi lettori con il giornale in edicola, in un viaggio tra il passato della città com’era e il presente delal città com’è. Oggi l’ottava tappa, in una via Cesare Battisti attraversata – nel 1966 – da carretti carichi di masserizie e disperazione. Domani invece via San Martino, con i suoi bei negozi colpiti a morte dal fango. Tutto, come sempre, accompagnato dai frammenti di testimonianze dirette raccolte dal poeta e scrittore Luca Bonelli.
Parole, immagini, pagine. Per mantenere viva la memoria, ma soprattutto per continuare a rivendicare un presente più sicuro: la minaccia dell’Ombrone, mezzo secolo dopo, ancora non è disinnescata. Si celebri il passato, ci si impegni per il futuro.
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