Attenzione
Sub morì schiacciato Chiesto il processo per sette indagati
Franco Moreno Israel stava lavorando alla scialuppa 27 Ipotizzato l’omicidio colposo per omissioni nel cantiere
ISOLA DEL GIGLIO. Sono indagati in sette per la morte di Franco Moreno Israel, il sub spagnolo che perse la vita a 42 anni nel corso delle operazioni di rimozione della Costa Concordia, il 1° febbraio 2014. Sette persone fisiche per le quali è stato ipotizzato la cooperazione colposa in omicidio colposo più quattro società, chiamate eventualmente a rispondere degli illeciti amministrativi. Per tutti, chiuse le indagini preliminari, il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha chiesto il giudizio.
Alcuni di questi nomi sono noti. Sono quelli di Franco Porcellacchia, l’ingegnere di Costa Crociere che aveva diretto le operazioni; di James Stephen Conroy, statunitense, dipendente di Titan Maritime Llc e supervisore; di Todd Allen Bush, anche lui degli Usa, rappresentante di Titan Micoperi srl e amministratore di Titan Maritime Llc. Ci sono poi Giampaolo Munafò, di Livorno, coordinatore per l’esecuzione dei lavori e coordinatore per la sicurezza; Sergio Bortolotti e Claudio Bortolotti, di Ravenna, rappresentanti legali di Titan Micoperi srl; Paw René Jacokbsen, danese, amministratore di Underwater Contractor Spain sl, la società di Cadice che aveva in subappalto i lavori subacquei alla Gabbianara e datrice di lavoro del sub deceduto; Paolo Ricardo De Assunçao, brasiliano, dipendente della stessa Underwater in qualità di incaricato per i lavori alla squadra e supervisore dei sub.
Per tutti sono ipotizzate omissioni in relazione alle operazioni di “ossitaglio” (il taglio delle lamiere con la fiamma ossiacetilenica) del pistone della gru (il “davit”) della scialuppa 27. Moreno non sarebbe informato a dovere dei rischi, perché il davit non era più ancorato alla struttura della nave e giaceva in equilibrio precario, a causa della lunga compressione della fiancata destra della Concordia sui fondali della Gabbianara. Moreno aveva continuato, questa è ancora la ricostruzione della Procura, l’attività iniziata dal collega Juan Miguel Selma Pombo, che aveva tagliato la parte superiore del pistone. Moreno aveva iniziato a tagliare anche la parte inferiore del pistone, ponendosi in modo pericoloso tra il pistone e la gru, senza avere avuto indicazioni contrarie e senza gli avvisi dei supervisori che monitoravano l’attività in collegamento audio-video. Quando il taglio era stato completato, intorno alle 16.30, Moreno era rimasto schiacciato tra il davit e il pistone, riportando lesioni gravissime al bacino; un’ora dopo era morto.
A Porcellacchia, ai Bortolotti e a Bush, la Procura contesta di non aver contribuito alle attività di prevenzione e protezione, in mancanza di un coordinamento con le imprese. Porcellacchia (ma anche Bush) non avrebbe verificato l’idoneità di imprese e sub, in mancanza di un documento di valutazione rischi di Underwater; e non si sarebbe assicurato che i lavori in subappalto fossero attuati da imprese senza ribasso negli oneri di sicurezza. A Bush viene contestato anche di non aver mantenuto in efficienza il bombolino di emergenza nella disponibilità di Moreno. A Jakobsen la Procura contesta altre omissioni, tra cui quelle in materia di designazione del responsabile prevenzione e protezione e del medico per la sorveglianza sanitaria e di invio dei lavoratori alla visita di idoneità entro le scadenze.
Le omissioni a proposito di piani di sicurezza e coordinamento sono invece contestate a Munafò. Quelle in merito alla pianificazione delle operazioni di ossitaglio sono contestate a Conroy. De Assunçao non avrebbe segnalato a Selma Pombo e a Moreno la pericolosità del taglio e delle posizioni assunte nelle operazioni e non avrebbe segnalato tempestivamente le condizioni di lavoro a datore di lavoro e dirigenti (anche per lui la contestazione del bombolino di Moreno). Per Jakobsen c’è anche un’ipotesi di illecita attività di somministrazione lavoro in favore di Titan Maritime Llc, relativa a una trentina di sub che tra il 2013 e il 2014 (fino al 25 agosto) avevano lavorato per oltre tremila giorni: tra questi anche Moreno, impiegato per 122 giorni.
Infine le società chiamate in causa. Costa Crociere, per il comportamento di Porcellacchia e Munafò. Titan Micoperi, per quanto riguarda le presunte omissioni dei Bortolotti, di Bush e di Wayne. Titan Maritime Llc, per tutto quanto contestato a Bush, Habib e De Assuncao. Underwater Contractors, per le ipotesi relative a Jakobsen e Conroy. Per tutti, le omissioni sul cantiere in materia di sicurezza e tutela della salute avrebbero avuto per scopo anche quello di ridurre i costi e i tempi.
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