Il dolore
Premio Monicelli, quesito sul futuro
Dopo le dimissioni del presidente di Fondazione, il curatore Mario Sesti interroga il Comune: «Dite se volete proseguire»
GROSSETO. Che intenzioni ha sul Premio Monicelli l’amministrazione comunale di Grosseto? La città è ancora interessata a questa esperienza? A sei mesi dall’evento – che si tiene in primavera – e nel periodo in cui l’organizzazione si dovrebbe mettere in moto, la domanda la pone il curatore, il critico cinematografico Mario Sesti, e non a caso. Il Premio, nato quattro anni fa, è organizzato da Fondazione Grosseto Cultura, l’istituzione del Comune di Grosseto che, tra le altre cose, sovrintende anche al Museo di Storia naturale della Maremma, all'Istituto musicale comunale Giannetti e a Clarisse Arte (pinacoteca e polo espositivo).
Con l’insediamento del nuovo governo cittadino guidato da Antonfrancesco Vivarelli Colonna la Fondazione ha visto salire alla carica di presidente Giuseppe Chigiotti che, nei mesi scorsi, aveva avuto i primi contatti con Sesti e aveva manifestato anche l’intenzione di riconsiderare il Premio e farne qualcosa di più ambizioso.
A fine ottobre, però, Chigiotti si è dimesso dalla carica «per l’impossibilità di realizzare il programma progettato», ha detto lui stesso. Che fine fa, dunque, il Premio che in questi anni era riuscito a conquistare un posto di prestigio nel panorama nazionale e aveva saputo accendere sulla Maremma – patria d’elezione del maestro Mario Monicelli, che a Marsiliana aveva una casa, dove vive ancora oggi la compagna, l’artista Chiara Rapaccini – i riflettori della stampa e della tv nazionali?
«Il Premio Monicelli è nato a Grosseto sulla base di un’intuizione molto semplice e cioè che bisognasse creare un evento, che avesse dei tratti di popolarità, un legame con il territorio, e proponesse un riconoscimento alla capacità di esercitare un genere, la commedia, sottovalutato ai grandi festival ma che poi è il più difficile», spiega Mario Sesti.
«In più c’era l’idea di trasformare l’evento cinema in un evento pubblico, collettivo – prosegue – una premiazione che non fosse solo la consegna della statuetta da parte delle autorità ma uno spettacolo, come una piccola teatralità con una conversazione col pubblico, della musica, le proiezioni. E questi elementi negli anni hanno prodotto effetti positivi».
Il premio, ospitato al teatro Moderno, è stato consegnato in questi anni a Fausto Brizzi, Giovanni Veronesi, Carlo Verdone e Sabina Guzzanti. L’anno scorso è stato anche consegnato il Premio Monicelli Libro pensiero a Emma Bonino. Ogni serata, un successo di pubblico e riflettori accesi su Grosseto per giorni. Per alcuni anni Sesti ha tenuto corsi di cinema a Grosseto, invitando artisti come Valeria Golino e Daniele Luchetti. Nel 2014 la polemica sollevata da Rapaccini, poi risolta in una più fitta collaborazione con la compagna del regista, non fece che portare nuova attenzione sul Premio. Nel 2015, poi, nel centenario dalla nascita del regista, per tutto l’anno la Fondazione Grosseto cultura ha organizzato eventi e appuntamenti. Il Premio, al quarto anno dalla sua istituzione, non ha fatto insomma che crescere e attirare la curiosità dei media e del pubblico locali e nazionali.
«Tutto ciò è andato meravigliosamente fino al cambio di governo dell'ultima stagione», dice Mario Sesti. Insediatasi la nuova giunta e nominato Chigiotti presidente della Fondazione Grosseto cultura, questi aveva avuto un primo contatto con Sesti. «Il presidente Chigiotti – spiega Sesti – mi aveva detto che voleva riconsiderare il Premio Monicelli in un contesto diverso, anche più ambizioso. Credo volesse capire se si poteva progettare un festival vero e proprio all’interno del quale il Premio Monicelli fosse il momento qualificante. Naturalmente tutto questo doveva essere reso possibile una volta reperite le necessarie risorse. Il Premio infatti è un compromesso tra le risorse possibili che quello che si può fare con quelle risorse».
L’impegno, con Chigiotti, era di rifare il punto dopo la festa del cinema di Roma, per la quale Sesti è coordinatore del comitato di selezione. Ma poi sono arrivate le dimissioni di Chigiotti. «E io non sentito più nessuno», dice Sesti.
Che a questo punto si chiede: «Grosseto è ancora interessata a questa esperienza? Se lo è, bisogna fare i passi adesso. Anche perché siamo al paradosso che le persone si chiedono chi verrà premiato quest’anno e non si sa nemmeno quali sono le condizioni perché sia possibile fare il Premio Monicelli».
Sesti non nasconde che a suo tempo ci sono state richieste da parte di diversi Comuni, «contatti di natura occasionale», precisa, per trasferire il Premio Monicelli. E non nasconde neanche che per l’edizione numero cinque ci sono già alcune idee e progetti, forse già un paio di nomi in ballo, e che il tempo stringe.
«A me piacerebbe che qualcuno si prendesse la briga di contattarmi e dirmi con chiarezza cosa vuole fare con questo Premio», dice chiaramente Sesti. «Se da parte dell’amministrazione attuale – prosegue – non c’è alcun segnale di volontà politica di proseguire in questo cammino è bene prenderne atto».
Anche perché oltre a rappresentare un’eccellenza per la città, il Premio Monicelli coinvolge un gran numero di persone che lavorano alla sua organizzazione e promozione di concerto con Fondazione Grosseto cultura.
«È chiaro che entro l’anno bisogna prendere una decisione», conclude Sesti. Ora la parola passa al Comune.
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