Il dolore
I predatori sono tornati Nuovi assalti alle pecore
Dopo la pausa estiva si registrano aggressioni a Saturnia e sul monte Labro La rabbia dei pastori: «È la dimostrazione che gli attacchi non sono diminuiti»
SATURNIA. Il freddo non si decide ad arrivare, ma i “lupi” sono già arrivati. Da monte Labro alla Maremma, quotidianamente assalgono greggi e divorano pecore. «Meno male che ci dicevano che le aggressioni erano finite – sbotta Virgilio Manini dell’azienda Lasconi di Saturnia, nel comune di Manciano –. Qui intorno e in tutta l’area di Monte Labro è un disastro. Sono tornati i predatori in vista del freddo».
Manini pochi giorni fa ha avuto un’aggressione alle pecore con due capi sbranati e martedì mattina si è trovato con otto agnellini sgozzati, una pecora spolpata, una dispersa e atre ferite. «È il caso – dice – di ripensare alle dichiarazioni uscite ultimamente da parte degli enti preposti, e cioè che le aggressioni sono diminuite. Io ho tre cani da guardiania con una piccola parte di gregge sotto la loro guardia. Ma nemmeno loro ce la fanno a tenere a bada questi animali. Non sono riusciti a difendere gli otto agnellini appena nati. I predatori ci sono, qua attorno. Avvistamenti continui da parte di noi pastori, di animali singoli e a branchi. Mi rivolgo ai sindaci dei comuni dove si pratica l’allevamento. Che si muovano, chiedano sostegno e invochino provvedimenti. Sappiano, i primi cittadini, che una pecora tiene puliti da 1000 metri a 5000 metri quadrati di terreno. Che, dunque, per ogni pecora persa, va in malora. Non è uno scherzo».
Intanto, lo stesso giorno dell’aggressione a Manini, è stata colpita anche l’azienda di Angelo Marzocchi alle pendici di monte Labro. «Oggi solo una pecora – dice – ma qualche giorno fa ho perso ben nove capi. Un disastro per tutta la zona che con l’abbandono dell’allevamento sta diventando piena di erbacce e arbusti che diventano nascondigli adatti ai predatori. L’ambiente si deteriora rapidamente e questo è sotto gli occhi di tutti. Noi siamo circondati. Anche il mio vicino, Franco La Barba, che vive praticamente come un eremita accanto al gregge, pur essendo costantemente presente, non riesce a fronteggiare le aggressioni. Siamo in una condizione di estremo disagio, se non di pericolo quotidiano».
Intanto del problema si stanno interessando i sindaci di mezza provincia che già per due volte hanno discusso il da farsi senza, per adesso, arrivare a una decisione concreta. Gli allevatori tuttavia la stanno attendendo con ansia, magari col supporto e con la collaborazione delle proprie associazioni di categoria.
Anche Giacomo Franceschelli, sempre con l’azienda a monte Labro, che frequentemente ha attacchi al suo gregge ormai ridotto ai minimi termini, preme: «Qui è l’ora di svegliarsi e che il problema sia risolto una volta per tutte».
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